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Minchiatelle

Accolgo l’arrivo dello Streptococco tra le mura domestiche, e di conseguenza nell’organismo, portato dalla prole come involontario cavallo di Troia con questo estemporaneo componimento poetico dal titolo “Minchiatella Poetica dello Streptococco”. È lo stesso Streptococco con cui nel 1996 ingaggiai una lotta furibonda e che ricordo, sinceramente, con terrore.
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MINCHIATELLA POETICA DELLO STREPTOCOCCO

Il Natale al sottoscritto si scordó di recar doni,
non maglioni e calzerotti, non biscotti non torroni.
E siccome non fui reo non furono carboni,
furono soltanto sciroppi e pasticconi.

Non che lo ritenga un capolavoro di composizione, però questo è un testo che ho scritto dopo aver visto la comparazione fotografica tra la frangia conservatrice e forzaitalica da santa ciucciapiselli alle serate bungabunga e i ciuffi colorati da sindacalista tuttadunpezzo che pensa solo ai diritti delle minoranze, dei fintoinfortunati, alle cene pagate, ai congressi blindati e agli interessi degli amicucci che connotano il prima e il dopo politico della candidata consigliera abruzzese che non nomino.
Un bel capolavoro, questo sì, di trasformismo.

Comunque è stata scritta al lavoro. Ho deciso di non rimaneggiarla per conservare la sua verve originaria. Ho cambiato di posizione a due parole che non mi ero accorto facevano la rima. E nella Minchiatella Poetica la rima è importante.

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MINCHIATELLA POETICA
DELLA CANDIDATA INTERCAMBIABILE

L’intercambiabilità del candidato
Una calotta di capelli fatta al fotoscióp
E la mite conservatrice frangia
In ciuffi da brava progressista si càngia.
Amante del diverso e dell’uguale
Dell’uguale e del diverso
Dalla pazienza di chi legge dipende
Quante volte ripetere il sesto verso.

 

 
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Nella notte tra mercoledì 4 e giovedì 5 marzo, Pistoia è stata colpita da un fortunale violentissimo che ha causato danni ingenti e sgomento inedito nella popolazione disabituata a questo genere di eventi atmosferici.
Inutile ricordare che le polemiche tra politici sono cominciate subito. Sapete tutti che succede sempre così. Con tempismo sciacallesco i professionisti della dichiarazione, i richiamatori di popolo all’unità, quelli che la disgrazia ci rende più forti, hanno cominciato all’istante il loro intollerabile spettacolino.
Ho partecipato a uno scambio di battute sui social network, dove una giovane promessa della politica locale veniva presa per il culo a causa del vezzo di essersi fatto ritrarre con la scopa in mano nell’atto di ramazzare due detriti. Tutto questo mentre la città in ginocchio cercava di rendersi conto di qualcosa di assolutamente inedito.
Un peccato veniale. Una cosa normale in quest’epoca di pupazzi. Una cosa che, se è lecito pensare che il protagonista faccia consapevolmente per cercare consenso, è giusto stigmatizzare ironicamente. Ed è giusto che nel gioco della spettacolarizzazione provinciale dell’impegno anche il protagonista accetti di buon grado.
Per uno che ramazza, altri che ridono.
Ieri, durante il turno di lavoro, ho pensato di dedicargli una Minchiatella Poetica. Non necessariamente a una persona in particolare. Ma a tutti quelli che condividono questa caratteristica di voler trarre un guadagno personale dalle disgrazie altrui, che usano strumentalmente le catastrofi per mettersi in buona luce davanti all’elettorato.
È un sonetto. L’ho pensato mentre guidavo lo Stand-on Electric Pallet Truck. L’esito sarà quindi commisurato.
Il titolo viene da un modo di dire che spesso usava mio padre. Penso derivi dal francese Blagueur. Una derivazione che non ho mai  sentito usare da nessun altro se non da mio padre, che l’usava spesso per denominare persone use a parlar molto senza quagliare granché.
Chi si riconoscesse nelle mie parole, chiunque egli sia, sappia che stavo pensando proprio a lui. Ma non si offenda. Oppure si offenda pure, ma ci ripensi.

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IL BLAGHÈRI

Meglio avrebbe fatto e gran figura
Chi mai tenne motosega nelle mano
A non fare gran proclami e a parlar piano
Allor che lo paese soffre gran sciagura.

Ché bene non è far finta di aiutare
Richiamare all’armi molte genti
Che si pensano sciocche e prepotenti
E sempre molto dire e niente fare.

Poteva ad esempio andare con l’accetta
E serbar lo fiato e spendersi in sudore
Per rimuover lo Gran Pino collasato

Sulla soglia de lo grande caseggiato
Da gran tempo or sono quarant’ore
E liberar lo passo alla vecchietta.

 

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tritodiauto-low

Highlights della settimana appena trascorsa sono stati: l’apertura della bottiglia di Tignanello (in foto) che ha riservato momenti di piacevole compagnia e condivisione alla famiglia riunita in giardino al tramonto, la lettura di un classico del libertarianesimo “Anarchia, stato e utopia” di Robert Nozick e la decisione di restituire in assemblea la tessera del sindacato (cgil). Dopo molti anni di convinta adesione e alcuni di riflessioni amarissime sulle sorti del più grande sindacato italiano che molto ha contribuito al cambiamento del nostro paese, ma che ha rinunciato alla possibilità di poterlo/volerlo fare nel presente. Per l’occasione ho composto questa Minchiatella Poetica. La Minchiatella Poetica del Sindacato.

Ci sono due/tre toscanismi che mi sono permesso principalmente perché sono toscano, perché si prestavano al tono scanzonato e perché mi facevano gioco (altro toscanismo) nella composizione. La prossima minchiatella ne conterrà di più.

 

 

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C’eravamo tanto amati
Non ricordo come fu
Ero iscritto al sindacato
Una volta ormai non più.

Tutti mesi c’era la quota
da pagare al patronato
per le cene ai funzionari
E la ghenga dietro a rota.

C’eran sempre l’assemblee
coll’assenso pilotato
si votava il già deciso
meccanismo collaudato.

Al dissenso ogni qualvolta
Riservato era lo scherno
Del furbetto delegato
Dal pecorume spalleggiato

Tutta gente il cui governo
È una semplice equazione
Una sedia,  un privilegio
Un ufficio, un’esenzione.

Ma era nato il sindacato
Perché anche il poero avesse voce
Perché potesse dir la sua
Sopra quanto era pagato

Su quante ore pattuire
all’ufficio o allo stanzone
uomo o donna non importa
e di lavoro non morire.

Però adesso io più non pago
Non mi presto a questa spesa
per sentire bischerate
Dette con la voce accesa

Voce accesa di Gran Pazzo
Per coprire la magagna
Di menare un gran torrone
E non combinare un Cazzo.

 

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Minchiatella Poetica del Sindacato

inedito 2014 – di Simone Molinaroli

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Simone Molinaroli
Tutti i diritti riservati © 2014

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Tignanello 2003

Un bel Tignanello 2003 bevuto in giardino al tramonto