Il Dispositivo Stocastico (Defender)

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Mi ricordo che alla fine degli anni 70 nei bar si giocava a un videogame chiamato Defender. Ci giocavo anch’io. Nella sua semplicità il gioco prevedeva un dispositivo stocastico (l’iperspazio) per le situazioni di estrema difficoltà (le porte coi sassi si direbbe a Pistoia). Si poteva premere un pulsante e riapparire in un punto qualunque dello schermo. Ecco. Le milizie dell’isis hanno premuto quel tasto e casualmente, dalla famosa collina siriana, si sono trovati a “sud di Roma”. Così nell’immaginario collettivo indotto dall’incessante narrazione di uno scenario di violenza diffusa e incontrollabile.

Allo stesso modo, nello stesso immaginario, i nuovi occupanti dei palazzi del potere sembrano esservi arrivati premendo quel pulsante, proiettativi a loro insaputa, senza programmazione, da gente sprovveduta senza piani sul breve/medio periodo.

E nel medesimo immaginario l’elettore ha la colpa d’essere livido, rancoroso, ignorante, testardamente incompetente.

Nel medesimo immaginario la rovina di tutto è da imputare al Suffragio Universale.

Nel medesimo immaginario è bastevole frequentare un festival culturale per autoconsiderarsi, per osmosi, élite culturale.

Il dispositivo stocastico è una cosa divertente da bambini.

Conflittualità Trascurate

Spesso chi sul lavoro si propone di lottare per i propri diritti legittimi (non sto ovviamente parlando delle grandi vertenze di cui si occupano i “Sindacati”), vuoi per senso di giustizia, vuoi per amor proprio, per non comuni capacità di determinazione, per una ben ponderata aspettativa di miglioramento sociale, per una propensione consapevole o meno all’eudemonismo, finisce con l’ottenere, in termini di “diritti”, ben più di quanto potesse aspettarsi. E si ritrova coi suoi diritti, suo malgrado con dei privilegi e circondato dall’invidia e dall’acredine di quelli che la forza di rischiare non l’hanno, in un ecosistema palesemente peggiorato, il cui portato di conflittualità  annulla ogni vantaggio personale.