Chi ben comincia… (un lunedì qualunque)

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Il lunedì comincia bene.

Ore 5.30 a.m. apro l’ufficio ed è esploso il tubo della merda.

Ore 7.30 a.m. il telefonone gracchiante del collega ha una playlist composta di due sole canzoni. La foto che spacca e accompagnami a casa.

Ore 11.30 a.m. altri due colleghi si prendono a male, malissime parole. Tento timidamente di fare da paciere. Poi, memore degli antichi insegnamenti e per evitare che il lunedì diventi ulteriormente peggiore, mi scanso.

Alla fine della giornata mancano circa 9 ore.

Ho pensato anche di chiudermi in cantina, ma la pioggia come nel 2013 potrebbe allagarla.

Haters non Haters

Due interessanti, quantomeno degni d’esser presi in considerazione, fenomeni mediatici concomitanti di questi nostri giorni sono gli Haters e i loro detrattori. Gli Haters, se non ho capito male, sono quelli che fanno le battute ciniche quando le cantanti cascano, i famosi muoiono, i presentatori piangono, le soubrette imbruttiscono e via e via. Gli altri sono presumibilmente ammiratori di questi famosi presi per il culo che, forse per eccesso di immedesimazione, difendono i loro beniamini dalle battute degli Haters. Sono detrattori di detrattori. Un sottoprodotto umano e culturale non dotato di libero arbitrio fosse anche solo l’antipatico e guascone spirito degli Haters.
Eppure questa gente famosa vittima dell’odio e dell’invidia degli Haters vive nel Gran Teatro di Oklahoma. Son diventati famosi facendo la merda, abituando il pubblico alla merda, con la spregiudicatezza e l’opportunismo, contribuendo nel loro piccolo all’abbrutimento generale. E dunque, quando alla fine ottengono indietro la merda, farebbero meglio a non lamentarsi. Cioè, farebbero meglio a non lamentarsi i loro ammiratori, ché io non ho mai sentito un personaggio famoso lamentarsi del fatto di avere dei detrattori dal momento che è risaputo che avere dei detrattori equivale ad avere una carriera di successo.
Con questo non voglio dire che il tempo speso a ridere di una famosa cantante caduta rovinosamente a terra durante uno spettacolo sia tempo ben speso, il tempo ben speso è quello in cui si ignora la cantante, mentre canta, mentre cade, quando è in piedi, da viva e da morta. Ed è unanimemente considerato riprovevole ridere dei morti ancora caldi, ma certo non si può inibire l’equivalente delle vecchie chiacchiere al bar solo perché non sono circoscritte tra le mura del bar o perché i vecchi bar per le chiacchiere non esistono più. Non è per insistere, ma se vedi un vecchio, o anche giovane, trombone televisivo o assiduo abitante dei rotocalchi scandalistici sfigurato dal botulino e/o dalla chirurgia estetica e ridi, non è per via dell’odio o dell’invidia alla quale, ormai sopraffatti dagli eccessi dello psicologismo, viene attribuita la sicura paternità di ogni forma di dissenso e di difformità dal pensare (pensare è un parolone) dominante, delegittimando così ogni forma di alterità e la psicologia stessa. È per via del botulino e della chirurgia estetica. È per via della chirurgia e del botulino che si ride. A ragione, secondo me.

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