Chiamata telefonica dalla Zona Rossa

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Chiamata telefonica dalla Zona Rossa

Pronto?
Pronto? Che giorno è?
Ho udito la voce di mio padre nel vento
radente mentre censivo il ghiaìno
del sentiero ribattuto nei giorni
lithomanzia segreta che trama disgrazia,
rogna e collane di sbadigli per la guerra
che viene in attesa che l’attesa
trovasse il motivo, ma il tempo
è una melassa che distilla virtù
obbedienza, coda di vinacce esauste
dai Solocorpo percóla l’odiopaura
l’elemento base del raggiro eccezione…
Come stai?
La messaggeria è la casa dei morti
tutto si è spento in un grumo di impronte
le bottiglie vuote si assembrano
il passo è perduto, nell’isolamento è bene
evitare l’alcool e l’isolamento,
nel rifugio di canne e pietre per calcolare
il peso esatto dell’amputazione taciuta
questa differenza immaginabile tra il prima
e il poi o viceversa tra quanto spettante
e quanto restante…
Che fai?
Seduto accanto al rosmarino tra le api
punto il telescopio verso the next place
i suoi abitanti essi sono cambiati
la vita solo corpo, grugnito e delazione
le visioni da sussuro diventano fiumana
l’esperto in simulazioni di scenario tradisce
tra le righe di un discorso sicuro
l’inettitudine, la paura di non essere compreso,
la termite nella zampa dello sgabello
lo scivolo sul nulla truccato da salvezza
l’articolo tarocco apparentemente
gratis.

ABBIAMO CEDUTO SETTEMBRE AL NEMICO

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ABBIAMO CEDUTO SETTEMBRE AL NEMICO

Abbiamo ceduto settembre al Nemico
fingendo di fingere una resa.
Ripiegando nel piano dove fuggire è un suicidio,
con l’abito bello per le ore gagliarde.
E percorso il non distinto
fino al termine di ogni recriminare
per arrivare all’aperto e stupirci
di non avere inseguitori
come acque di un fiume non più vero,
come rami di un delta senza mare.
La Fine della Guerra
è il luogo dove siamo arrivati.
E alla fine della guerra,
non ci sono più la guerra,
non ci sono più le icone,
non ci sono le attese spartizioni.
C’è solo la frontiera
tra due stati senza confine
e un canto residuo da un tempo,
da tempo inascoltato.

La merda di Riporto (pensando a Eugenio Montale nel 2019 sulla spiaggia di Riotorto)

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Nell’ora in cui il dubbio ad alcuni
apre crepacci nei fianchi
mentre altri che ricevettero telegrammi
con dettagliate istruzioni di montaggio
s’innestano il fucile nel braccio,
seduto in retroguardia nell’ombra a noleggio
di un ombrello biancoblù, penso
al fiume che avanza verso il loco ameno,
alla grande marea di merda di riporto.
E vedo
un padre di famiglia con cappello militare
trascinare un canotto al guinzaglio
sulla spiaggia di Riotorto.

Sinfonia d’estate (inedito)

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SINFONIA D’ESTATE

Portano cani minuti e feroci
Dentro apposite sacche portacane
e li poggiano su appositi sgabelli tra le sedute
e mangiano all’apericena l’apposito cibo
Il fingerfood e lo spritz malfatto
conche di minestre riscaldate
respirano la coolness e la movida
assisi su impagliati stile Formentera
e sabbia di riporto contaminata.
Sullo sfondo il ponte della tangenziale
la nube tossica sospinta dal vento
accolto come manna fresca
c’è invece la discarica che arde
fuoco! fuoco! cancella le prove!
Cancella il ricordo e porta la morte
Porta il puzzo salutare del risveglio
A questi tàngheri azzimati
Un po’ avvocato, un po’ verdesca,
Un po’ terzino e Carloconti.
L’affitto del piattino ha un costo
Non è increscioso, è triste.
Si mangia come equilibristi
con due mani e sette cose da tenere.
Dalla borsa apposita canini imbarazzati
abbaiano voce gagarona
l’occhio dell’omicida fende il buio
se la mole lo consentisse
quante giugolari saltate e filmati amatoriali
Anche i senzacane si difendono
ma questa poesia non approfondisce.
Nel frattempo un carnevale di squartamenti,
sbiancamenti e trattamenti
Erosione inarrestata di progressi evolutivi
e conquiste socioculturali.
“L’angoscia è temporaneamente solubile in alcool”
Un trito d’ossa fino che il vento
Mulina nell’aria e nei bicchieri
In soluzione stabile col tonic
E l’esotico gin con nome di capitale africana
Che pochi potrebbero indicare
Sulla carta muta o sul mappamondo
Ma fottesega dal momento che maps
Fottesega dal momento che
Si finisce bene insomma.