{"id":10,"date":"2011-02-04T02:50:28","date_gmt":"2011-02-04T02:50:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.simonemolinaroli.org\/?page_id=10"},"modified":"2011-02-04T02:50:28","modified_gmt":"2011-02-04T02:50:28","slug":"hanno-detto","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.simonemolinaroli.org\/?page_id=10","title":{"rendered":"Hanno detto"},"content":{"rendered":"<p>_________________________________<\/p>\n<p><strong>TRA LE MACERIE DELLA CERTEZZA<\/strong><br \/>\n<em>Alessandro Salvi su \u201cCani al Guinzaglio nel Ventre della Balena&#8221;<br \/>\nSimone Molinaroli \u201cCani al Guinzaglio nel Ventre della Balena\u201d (Poesie 1994-2000) <a href=\"http:\/\/www.faraeditore.it\/\">Fara Editore<\/a>, 2008 Rimini<\/em><br \/>\n:::<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8  una poesia impermeabile a ogni sorta di vittimismo, quel  vittimismo cos\u00ec  spesso frequente in tanta poesia, soprattutto in quella  intimista. C\u2019\u00e8  una poesia, dunque, che si pone come strumento di  difesa contro la  bieca, ottusa nonch\u00e9 mansueta accettazione di ogni  facile consolazione. \u00c8  il caso di Simone Molinaroli, poeta e performer  pistoiese. Aprendolo  questo libro ci sorprende questo impietoso scavare  dentro la ferita,  questo sondare e guardarsi senza infingimenti, con  sguardo acuminato,  teso in uno strenuo ed estenuante corpo a corpo con  la materia  incandescente della realt\u00e0 di ogni giorno. Il tutto condotto  attraverso  un linguaggio veemente e originale allo stesso tempo, tanto  quanto basta  per spiazzare il lettore, sorpreso di fronte a un dettato  epurato da  incrostazioni letterarie, che procede spesso per accumuli,  conferendo  allo stesso un\u2019 icasticit\u00e0 ruvida ed asciutta, sfociante  talvolta in  enunciati al fulmicotone: \u201cVuoto come una carcassa\/ agile  come un  cacciatorpediniere\/ guido un\u2019utilitaria\/ nella notte  autostradale.\/ I  keep coming back\/ for a little more of your love\u201d.  Altrove, quasi si  trattasse di un Qoh\u00e9let dei nostri tempi, sostiene  lapidario che  \u201c\u2026essere vivi tra le macerie\/ della certezza e della  sorte\/ \u00e8 una gran  cosa.\u201d. Cioraniano quanto basta per colpire dove pi\u00f9  duole, Molinaroli  addita e denuncia perseguendo la via della chiarezza,  chiarezza intesa  come impegno etico e morale, quale dovere volto al  recupero di un bene  spirituale, ricordandoci per\u00f2 di non aggrapparci a  facili scuse e alibi  gratuiti: \u201c\u2026e ricorda\/ a chi esiste\/ come una gita  scolastica\/ che la  morte\/ non ha preferenza.\u201d. C\u2019\u00e8 una rabbia che  scorre come fiume carsico  lungo lo sdipanarsi dell\u2019intera raccolta,  esibita per mezzo di una  parola sorvegliata e vigile, che emerge dalla  pagina come un gancio ben  assestato, mostrandosi nella sua nudit\u00e0 e  pregnanza semantica: \u201cIl culo  sudicio d\u2019aprile\/ e le bestie proletarie\/  inghiottono merda\/ sul fondo  di un amaro\u201d. Fulminee le similitudini,  personificazioni e metafore che  emergono inaspettatamente, sorprendendo  per freschezza e originalit\u00e0;  eccone una fra tante: \u201c\u2026il futuro non ha  gambe\/ per venirmi incontro\/  nemmeno braccia per salutarmi\u201d. Troviamo  cos\u00ec immortalati in questo  affresco odierno: scorci urbani, tensioni  gnomiche, affilate analisi che  affondano a piene mani nel presente  magmatico: \u201c\u2026Una guerra vista da  lontano\/ \u00e8 come un tramonto visto dal  vivo\/ voltandosi scompare\u2026.\u201d.  Percorsa da un fremito di lucida e fredda  inquietudine, la raccolta ci  coglie come in un vorticoso susseguirsi  di visioni che a malapena  riusciamo a decifrare. Stupisce la coesione e  la robustezza del libro in  questione, tanto pi\u00f9 sapendo si tratti di  una scelta di poesie  provenienti da diverse sillogi, apparse  separatamente lungo un\u2019arco  temporale di pi\u00f9 di un lustro, qui per  l\u2019occasione opportunamente  migliorate e rimaneggiate.<br \/>\nUna  pronuncia, \u00e8 il caso di sottolinearlo, potente e precisa, che col   bisturi del verso squarcia il muro delle ambiguit\u00e0, demistificando una   realt\u00e0 sommersa ai pi\u00f9, resa fedelmente poich\u00e9 fotografata nella sua   perentoria, concreta, cruda, quotidiana immanenza. La realt\u00e0 di questo   nostro sciaguratissimo e ipocrita mondo d\u2019oggi.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><em>Alessandro Salvi<br \/>\n\u00a9 2009 Alessandro Salvi<\/em><\/p>\n<p>____________________________________<br \/>\n<strong><a href=\"http:\/\/www.mariofresa.com\/\">Mario Fresa<\/a> sulla poesia di Simone Molinaroli<\/strong><\/p>\n<p><em>Se la poesia \u00e8 un irridente mostro gentile<\/em><\/p>\n<p><em>:::<br \/>\n<\/em><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Una mobilit\u00e0 irridente e un\u2019autentica sofferenza &#8211; simulata, quest\u2019ultima, con l\u2019impiego di una maschera di stravolta indifferenza e di gioco &#8211; muovono e plasmano la scrittura di Simone Molinaroli, poeta felicemente anti-lirico, paradossale e imprendibile.<br \/>\nNella raccolta <a href=\"http:\/\/www.faraeditore.it\/html\/siacosache\/molinaroli.html\">Cani al Guinzaglio nel Ventre della Balena<\/a> (Fara editore, 2008) la sua scrittura si rivela ansiosamente aspra e indomabile, spinta ovunque da una febbre e da un\u2019irrequietezza difficili da comunicare, ma che rendono colui che ne \u00e8 tutto attraversato un animale strano, che pare vinto dalla disperazione e che poi trova, d\u2019improvviso, l\u2019inattesa energia che gli permette di deviare la direzione della sua strada.<br \/>\nNella poesia di Molinaroli, dunque, l\u2019ordine \u00e8 dato dall\u2019indisciplina, e la regola \u00e8 dettata da una gioiosa e anarchica disubbidienza, irreversibile e totale: il poeta \u00e8 sempre un accordo stonato all\u2019interno dell\u2019armonia del mondo, e ogni suo approdo \u00e8 una specie di cadenza d\u2019inganno, una soluzione che non costruisce un bel niente, ma che imbroglia e che di nuovo rimescola, confusamente, le carte del gioco. Ed \u00e8 l\u2019estremo, continuo, vertiginoso ventaglio di possibilit\u00e0 di cui gode l\u2019uomo libero a condurlo verso lo spavento e verso l\u2019insofferenza nei riguardi di ogni eventuale quadratura accomodante; e la scrittura di Molinaroli si presenta proprio cos\u00ec: irriducibile a qualsiasi schema o prigion\u00eca formale; ambigua e bifronte, perch\u00e9 contemporaneamente comica e tragica; ma sempre disperatamente vinta dall\u2019amore per l\u2019esistenza.<br \/>\nUna poesia che non conosce conciliazioni, n\u00e9 compromessi con la dura realt\u00e0 che osserva e che descrive, tra l\u2019altro, con un\u2019onesta, sana crudelt\u00e0 &#8211; nel tono e nel linguaggio &#8211; che pu\u00f2 ben dirsi rara nell\u2019attuale scrittura poetica italiana.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>Un testo tratto dalla raccolta:<\/p>\n<p>Le quattro righe<br \/>\nche porto in faccia<br \/>\nnon dicono lo strazio di guardarvi<br \/>\nmentre tra una birra e l\u2019altra<br \/>\nfiltrano i postumi dell\u2019infortunio<br \/>\ni tentacoli atrofici dell\u2019inutile scommessa<br \/>\ne le mani di un mostro gentile.<\/p>\n<p><em>Simone Molinaroli, Cani al Guinzaglio nel Ventre della Balena (Poesie 1994 &#8211; 2000), introduzione di Chiara de Luca, Fara editore, pp. 104, 2008, euro 12.<\/em><\/p>\n<p>____________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.simonemolinaroli.org\/photo\/nazionemolinaroli.jpg\" alt=\"\" width=\"167\" height=\"576\" \/><\/p>\n<p>____________________________________<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Su <a href=\"http:\/\/www.faraeditore.it\/html\/siacosache\/molinaroli.html\">Cani al Guinzaglio nel Ventre della Balena<\/a> di <a href=\"http:\/\/www.simonemolinaroli.org\">Simone Molinaroli<\/a><br \/>\nrecensione di <a href=\"http:\/\/farapoesia.blogspot.com\/2008\/12\/su-cani-al-guinzaglio-nel-ventre-della.html\">Vincenzo D&#8217;Alessio<\/a><\/p>\n<p>:::<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">La raccolta poetica di Molinaroli \u00e8 una vera sfida alla civilt\u00e0 del presente, una buona scrittura per catalizzare le voci giuste in una societ\u00e0 disattenta. Troppa folla avvinta al benessere. Troppa assenza dalla vita famigliare. Troppo di troppo in ogni situazione sociale. Basta! Lo dicono i versi di tanti giovani poeti che saranno le fondamenta della poesia di questo nuovo centennio: \u201cIo respiro \/ un po\u2019 della mia morte \/ l\u2019acre marasma della guerra tra i tempi \/ l\u2019annientamento di un contendente\u201d (pag. 35).<br \/>\nHo incontrato tanta bella poesia in questi anni di appassionate letture poetiche. Autori che sono scomparsi in una luce fulminea. Autori che resistono grazie alla perseveranza di un\u2019Arte sublime che rifulge in molte altre esperienze: musica (principalmente), pittura, scultura, teatro. Tra questi nomi figurano quelli di donne \u201csublimi\u201d come la poetessa Maria Luisa RIPA (1966-2003), poeti come Antonio D\u2019ALESSIO (1976-2008), William STABILE, Stefano SANCHINI, Massimo SANNELLI e altri ancora. Riverbera in loro la traccia indelebile della \u201cfame\u201d di eguaglianza in un mondo abbacinato dalla malefica misura dell\u2019avere: \u201cIl culo sudicio d\u2019aprile \/ e le bestie proletarie \/ inghiottono merda \/ sul fondo di un amaro\u201d (pag. 34).<br \/>\nQuanta strada ha fatto la Democrazia in una \u201cspecie\u201d di nazione come la nostra? Dove cercare il sogno di una parit\u00e0 tra vincitori e vinti? \u201cLa ferocia irriducibile dei vinti \/ veste il germe del nulla \/ di bellezza e sacrificio \/ senza storia\u201d (pag. 30). Allora la voce dei Poeti (quelli veri) si fa voce di Poesia Civile, che non \u00e8 l\u2019unica strada della Poesia contemporanea ma \u00e8 l\u2019unico modo per fare giungere alle orecchie cementificate dalla telemania della gente della nostra terra il messaggio vero, personale e poi universale, del disagio che i giovani vivono a causa dei meno giovani che non lasciano il Potere (chiamiamolo anche Dio Denaro, Dio Benessere, Dio Violenza, Arroganza, Ipocrisia, et altro). La mancanza assoluta di \u201cnutrimento di una stirpe eletta di gladiatori brucia \/ nella calca di sogni infausti\u201d (pag. 91).<br \/>\n\u201cIl futuro non ha gambe \/ per venirmi incontro \/ nemmeno braccia per salutarmi\u201d (pag. 92). Ben venga, questa melodia underground, questo gospel irriducibile dei ribelli, dei giovani costretti a scappare (migrare) dalle citt\u00e0 inadatte a raccogliere i sogni \u201cmoonlight\u201d, nel continuare ad avere \u201csete\u201d di un Amore che soddisfi prima l\u2019anima, poi il cuore dei \u201ctedofori \/ della olimpiade giornaliera dei perdenti\u201d (pag. 93).<br \/>\nC\u2019\u00e8 una costante crescita nella poetica di Molinaroli tra le poesie che compongono la prima delle cinque parti in cui \u00e8 divisa la presente raccolta: nella prima parte compaiono tante similitudini che tendono a rafforzare le immagini bellissime della scrittura poetica che fondano sullo studio di altri Autori: \u201cDepresso sulla spiaggia \/ come un rauco muezzin\u201d (pag. 26); \u201cVuoto come una carcassa \/ agile come un cacciatorpediniere\u201d (pag. 27); \u201cEstrarr\u00f2 parole \/ con la grazia di uno sminatore\u201d (pag. 52). Nelle parti successive le poesie divengono sempre pi\u00f9 precise nell\u2019ordine delle parole, dei verbi, del tempo incluso nelle chiuse dei versi. Compaiono con maggiore frequenza le parole nella lingua inglese (che oggi \u00e8 la pi\u00f9 conosciuta) quasi a volere intavolare un dialogo multiculturale e polivalente. Credo che questa scrittura poetica trover\u00e0 molti ascoltatori, molti amanti, molti prosecutori.<br \/>\nNon \u00e8 una Poesia facile, affronta i temi attuali partendo da un lungo Nocevento internazionale, ma credo raggiunger\u00e0 buone mete come (permettetemi una similitudine ): \u201cacrobazia discreta \/ sospesa tra l\u2019argine e l\u2019abisso \/ il desiderio e il perdersi\u201d (pag. 94).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>Dicembre, 2008<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><em>____________________<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cCani al guinzaglio nel ventre della balena\u201d, Ass Cult Press, 1997, 2001, 2004<\/em><br \/>\nlettura di <strong>Giuseppe Cornacchia<\/strong><\/p>\n<p>:::<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Simone Molinaroli, 1970, pistoiese, manifestava nel 1997 una gi\u00e0 chiara autonomia rispetto a ci\u00f2 che qualche anno dopo si sarebbe detto al suo meglio generazione: anni \u201990 secondo una prospettiva soggettiva ma non intimista (\u201cLa prima cosa, le righe della camicia \/ ma il resto \u00e8 attenzione\u201d, \u201cEro immerso nel crepuscolo \/ quasi il mio oceano distante \/ dal macello umano fologorante\u201d), una missione definita (\u201cSu un treno luminoso \/ torno uomo dissidente\u201d), un insieme radicato di relazioni (\u201ctornare da Scandicci \u00e8 tempo perduto \/ acido \u2013 rimmel \u2013 occhi di sciacallo \/ tatuaggio e artigli felici.\u201d), una scrittura a scatti efficace soprattutto negli incipit (\u201cOggi \u00e8 finito l\u2019inverno \/ ma senza inutili commiati\u201d, \u201cIl culo sudicio d\u2019aprile \/ e le bestie proletarie \/ inghiottono merda \/ sul fondo di un amaro.\u201d) con qualche smagliatura discorsiva legata forse ad esigenze di oralit\u00e0 performativa (\u201cla cosa pi\u00f9 bella vista ultimamente \/ &#8211; armonia, ritmo, velocit\u00e0 d\u2019esecuzione &#8211; \u201c) ma assai densa nei testi pi\u00f9 riflessivi (\u201cdepresso sulla spiaggia \/ come un rauco muezzin \/ a guardare la mareggiata \/ divorare l\u2019arenile\u201d).<br \/>\nNe viene fuori un complessivo senso di vitalit\u00e0 un po\u2019 sciupata in vitalismo (\u201cPiedi nudi di ubriachi \/ e popoli fuori concorso \/ al festival \/ del dissolvimento indolore\u201d), focalizzato nella conclusiva Lungomare vuoto di Follonica (\u201cLungomare vuoto risacca dub \/ sono un rappresentante di vibratori \/ deraglio cromosomi \/ sulla battigia infelice \/ dei mutanti. \/ Lungomare vuoto di Follonica \/ articoli in latex sparsi sulla sabbia \/ un cameriere sbiadito \/ serve il conto. \/ La seconda visione \/ di fame perduta \/ e scarpe di cemento \/ a fondo del mare.\u201d), probabilmente il testo pi\u00f9 riuscito e rappresentativo di un libretto da conservare e riaprire a spizzichi, verso a verso, cos\u00ec da cogliere succhi autonomamente da tutti i rivoli: numerosi sono infatti gli appunti che si potrebbero ancora sviluppare e le aperture da seguire, a testimonianza di una notevole capacit\u00e0 autoriale di osmosi e polisemanticit\u00e0. Un autore, Molinaroli, poco incline al letterario, capace di fotografie pi\u00f9 simili a tac che a belvedere paesaggistici, di timbro deciso ed elettriche folgorazioni.<br \/>\nLa successiva raccolta (\u201cNeurovegetazione\u201d, <a href=\"http:\/\/www.asscultpress.com\">Ass Cult Press<\/a>, 2001), pi\u00f9 breve, spinge verso una rabbia sublimata in almanacchi (spiega il mondo, pi\u00f9 che viverlo o semplicemente raccontarlo) e verso la necessit\u00e0 di dare un senso discorsivo ad elaborazioni ormai scadute; una dedica a se stesso, pare, come voler mettere suggello ad un periodo che mano mano si allontana (\u201cSangue mio nell\u2019erba \/ sulla calce al limite del campo \/ il maori si tuffa \/ io sono morto \/ come un pomeriggio al cinema \/ senza sigarette\u201d).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><em>&#8212; diritti riservati, ottobre 2004 <a href=\"http:\/\/www.nabanassar.com\">www.nabanassar.com<\/a> &#8212;<\/em><\/p>\n<p>________________________<br \/>\n<strong>Stanate la speranza e giustiziatela sul posto.<\/strong><br \/>\n<em>Su Il crollo degli addendi di Simone Molinaroli<\/em><\/p>\n<p>di <a href=\"http:\/\/www.chiaradeluca.com\/\"><em>Chiara De Luca <\/em><\/a><\/p>\n<p>:::<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Durante la presentazione bolognese del Il crollo degli addendi, David Napolitano, poeta e compagno di Simone Molinaroli nell\u2019avventura di Ass Cult Press e Enduring Poetry, mi chiedeva se io non pensi che ci sia conflitto tra il ruolo di scrittore e quello di critico letterario, e quali siano i miei criteri di giudizio quando mi avvicino ad una poesia.<br \/>\n&#8220;Le opere d\u2019arte sono di una solitudine infinita&#8221;, scrive R.M. Rilke nelle Lettere a un giovane poeta, &#8220;e nulla pu\u00f2 raggiungerle meno della critica. Solo l\u2019amore le pu\u00f2 afferrare e tenere e pu\u00f2 essere giusto verso di loro&#8221;. E l\u2019unico modo possibile per leggere Il crollo degli addendi \u00e8 proprio l\u2019amore, quale principio vitale, &#8220;come l\u2019eterna pulsazione \/ che rende giovani e immortali&#8221;, energia che avvolge, stringe e che segna, come pare simboleggiare la bellissima illustrazione di copertina di Gigi Fagni.<br \/>\nPerch\u00e9 quella di Molinaroli \u00e8 una poesia che chiama, che quasi aggredisce con la sua vitalit\u00e0, la sua valenza comunicativa forte, spesso dissacratoria, che colpisce a segno senza giri di parole o sotterfugi e mascheramenti letterari. \u00c8 una poesia diretta, immediata, franca, come lo \u00e8 Molinaroli stesso, come lo \u00e8 l\u2019introduzione al Crollo, che provoca, quasi &#8220;aggredisce&#8221; il lettore:<br \/>\n&#8220;Sono altro da ci\u00f2 che vedete \/ ho gi\u00e0 piegato il bancone con i miei desideri \/ ho gi\u00e0 scolpito l\u2019universo con queste mani gentili \/ e non aspetto che voi e la vostra vita da invadere \/ non aspetto che di vedervi \/ implorare un carnefice affascinante \/ che esegua lo spartito \/ della pena che preferite&#8221;.<br \/>\nQuella che si chiede al lettore non \u00e8 dunque un\u2019attitudine passiva, meramente ricettiva, bens\u00ec una partecipazione, l\u2019impegno ad andare a fondo nella materia ardente di questi versi, in quel dolore cos\u00ec concreto che &#8220;avr\u00e0 sempre \/ l\u2019odore del mentolo su un volto rasato&#8221;. Occorre dunque non tirarsi indietro, non avere paura, cos\u00ec che &#8220;Se il male deve essere \/ che sia male irrimediabile \/ e non lamento annoiato \/ che sia rovina materiale \/ e non crollo teorico&#8221;. Soltanto una volta posti davanti al male \u2013 quella pena di cui Molinaroli nell\u2019introduzione si offre di &#8220;eseguire lo spartito&#8221; \u2013 \u00e8 infatti possibile aggredirlo: &#8220;Con il palmo della mano sinistra \/ saluto il male \/ come l\u2019amico pi\u00f9 caro \/ lo accolgo nella stanza segreta \/ e con l\u2019altra mano \/ quella \u2013 per me, mancino \u2013 inadatta \/ lo uccido. \/ Pace&#8221;. I versi di Molinaroli rispondono in pieno a quella che \u00e8 a mio parere la funzione primaria della poesia: comunicare. \u00c8 il motivo per cui sembrano scritti espressamente per essere letti ad alta voce, dal momento che: &#8220;C\u2019\u00e8 poco da fare \/ se non essere ubriachi fino \/ a non ricordare \/ la gentilezza dell\u2019odio in manovra \/ la strategia raffinata \/ dell\u2019azione che non ricorderemo \/ se non \u00e8 forte abbastanza \/ da diventare una tradizione orale \/ che noi stessi racconteremo \/ come una storia senza padrone&#8221;. Sono versi che possono essere musicati, seguendo il flusso dell\u2019energia che si espande dall\u2019inizio alla fine del libro, tenendo in tensione la parola, senza cedimenti. Ma sono anche versi in cui il fuoco \u00e8 contenuto nella forma, senza tuttavia esservi confinato. E non mancano immagini metaforiche forti, (p. es.: &#8220;le madri sono fiori di carta \/ impollinate da api meccaniche&#8221;), che bilanciano armoniosamente le espressioni del parlato e le sfumature sarcastiche (&#8220;La stranezza \u00e8 la comica forza \/ del dispiacere fatto in casa \/ progettato con l\u2019ingegno del divano \/ e la gentilezza della carta igienica&#8221;).<br \/>\nCome dicevo nell\u2019introduzione al Crollo, la poesia di Molinaroli non lascia spazio all\u2019illusione salvifica (&#8220;radete al suolo i cinema \/ stanate la speranza \/ e giustiziatela sul posto&#8221;), rifugge sentimentalismi e pietismi di maniera, che vengono piuttosto colpiti e smascherati: &#8220;L\u2019uomo che dorme in I.L.H. \u00e8 il \/ fratello di hai qualche moneta \/ le monete mi servono per il pedaggio autostradale \/ e sei un mendicante in franchising \/ la vita ti ha scippato la vita \/ hai firmato un contratto per lo \/ sfruttamento d\u2019immagine di un barbone\u2026&#8221;.<br \/>\nCi\u00f2 che pervade questi versi \u00e8 uno slancio incontenibile per &#8220;la regina della festa&#8221;, la vita, da viversi a fondo anche nel dolore, anche quando lei &#8220;era l\u00ec davanti \/ a inforforarci le spalle \/ di verit\u00e0 schiaccianti&#8221;. Ed \u00e8 dallo stesso slancio che scaturisce anche la rabbia, la rabbia di chi non accetta che la vita sia svilita e strumentalizzata, neppure nello scoraggiamento pi\u00f9 profondo, in cui una fede comunque persiste. Non si tratta per\u00f2 mai n\u00e9 di afflato mistico, n\u00e9 di religione, il cui &#8220;potere indiscusso&#8221; &#8220;si manifesta \/ in ogni esecuzione&#8221;. Si tratta piuttosto di una fede diffusa nella capacit\u00e0 dell\u2019uomo di vivere ogni cosa fino in fondo, di sentire fino alla consunzione, &#8220;anche se \/ abbiamo tutti amato \/ qualcosa che non esiste \/ e maledetto la speranza \/ e l\u2019attesa incalcolabile dell\u2019avvento \/ di un regno, di una parziale salvezza. \/ Abbiamo tutti amato \/ qualcosa che non esiste. \/ Per questo, sopravvissuti.&#8221;<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>da FARANEWS &#8211; Numero 76 &#8211; Aprile 2006<\/p>\n<p>________________________________<\/p>\n<p><strong>&#8220;Con la grazia di uno sminatore&#8221;<\/strong><br \/>\ndi <a href=\"http:\/\/www.chiaradeluca.com\"><em>Chiara De Luca<\/em><\/a><\/p>\n<p>:::<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Nel gennaio del 2006 \u00e8 uscito <a href=\"http:\/\/www.asscultpress.com\/archiviotesti\/crollodegliaddendi_simone_molinaroli.htm\">Il crollo degli addendi<\/a>, raccolta poetica di Simone Molinaroli, di cui ho curato l&#8217;introduzione, sottolineando come la sua poesia sia in continua evoluzione e abbia conseguito negli anni un sempre maggiore equilibrio tra la cura formale e una inalterata energia che abita i versi, sconfinando spesso nella rabbia, che fa da contrappunto alla resa dolente e al ripiegamento su se stessa di tanta poesia contemporanea.<br \/>\nIn questo volume sono pubblicate le prime due raccolte di Molinaroli, Cani al guinzaglio nel ventre della balena e Neurovegetazione e rileggerle (pur con le modifiche effettuate e le migliorie apportate) \u00e8 come risalire alle sorgenti della sua voce, e notare come gi\u00e0 vi fossero presenti gli impulsi, gli stimoli e le tematiche poi approfonditi e sviluppati nel percorso successivo.<br \/>\nLa poesia di Molinaroli non si arroga mai una funzione salvifica e consolatoria, non offre rifugio n\u00e9 scappatoia da una realt\u00e0 dipinta e spesso additata in tutta la sua durezza, senza nulla tacere di squallore, miseria, compromesso che la abitano e pervadono. Quelli di Molinaroli sono versi di denuncia contro la cieca ipocrisia del potere che si autoalimenta, fagocitando e distruggendo ogni eventuale ostacolo che si trovi sulla sua strada, nel momento stesso in cui vuol dare l&#8217;illusione di sostenere, indirizzare e costruire. La poesia di Molinaroli non teme di indagare il vuoto, lo smarrimento esistenziale, la solitudine disperata che \u00e8 un estremo tentativo di sottrarsi all&#8217;affermazione diffusa dell&#8217;effimero, in cui il soggetto \u00e8 spesso trascinato, o attirato da una sorta di oscura volont\u00e0 di autodistruzione, che lo porta a immergersi ad occhi chiusi in un flusso da cui pare poi impossibile sottrarsi.<br \/>\nEppure \u00e8 sempre presente un guizzo, che muove il tentativo ultimo di riesumare il &#8220;desiderio indomabile di proclamare l&#8217;impero \/ e svuotare il caricatore \/ addosso all&#8217;onesto padre \/ della terribile assenza di poesia&#8221;, di distinguersi sia da chi &#8220;esiste come una gita scolastica&#8221;, sia da quei &#8220;sette miliardi di regnanti pieni di dolore&#8221; che &#8220;si apprestano alla carneficina \/ come a una merenda.&#8221;<br \/>\nMolinaroli sembra voler negare la possibilit\u00e0 di una speranza (stanate la speranza e fucilatela sul posto, scriveva nel Crollo), perch\u00e9 &#8220;Non c&#8217;\u00e8 salvezza, lo sanno \/ i naufraghi scarni di questo viaggio \/ e i dottori prescrivono speranza.&#8221; Eppure seguire questi versi \u00e8 come assistere a un movimento di sistole e diastole, che spesso sfocia nel paradossale e vitale &#8220;desiderio inesauribile \/ di scampare alla mattanza&#8221;. La via per\u00f2 non \u00e8 quella indicata e all&#8217;apparenza spianata dagli &#8220;accattoni di futuro&#8221;, dal &#8220;cuoco del progresso&#8221; che &#8220;cucina e conserva \/ dolci speranze&#8221;. \u00c8 una via impervia, fatta di ribellione e rinuncia, dove \u00e8 necessario distruggere per poter ricostruire, sulle macerie delle proprie stesse speranze, per accorgersi che &#8220;Essere vivi tra le macerie \/ della certezza e della sorte \/ \u00e8 una gran cosa.&#8221; Ben pi\u00f9 che muoversi sul proscenio di un teatrino illuminato da illusioni (apparentemente) a basso costo.<br \/>\nMolinaroli non si sottrae alla mediocrit\u00e0 del reale, vi sprofonda, se ne lascia contaminare, in treno &#8220;seduto accanto a scheletri rosicchiati \/ teschi dai capelli sporchi.&#8221; Oppure &#8220;Smarrita ogni bellezza \/ sommersa ogni ragione \/ improvvisando gli ultimi chilometri \/ gli occhi faro in seminati \/ dall&#8217;angelo assente, distesi \/ imprecando contro bandiere e fenomeni.&#8221; Altrettanto fa la sua poesia, che si muove tra slanci lirici e momenti alti e invettive prosaiche spesso molto violente, tra citazioni sartriane en passant e rievocazioni di canzoni, creando un ritmo franto, spaziando tra timbri e suggestioni visive e auditive cangianti che spiazzano, riproducendo la molteplicit\u00e0 a tratti allucinata di una realt\u00e0 in cui perfino &#8220;l&#8217;orrore perde il suo nome&#8221;, perch\u00e9 &#8220;Se un confine c&#8217;era \/ l&#8217;abbiamo varcato dormendo \/ con la guardia stanca.&#8221;, se un confine c&#8217;era l&#8217;abbiamo varcato proprio ignorandolo, chiudendo gli occhi per non prenderne coscienza.<br \/>\nCompito della poesia \u00e8 dunque quello di spalancare gli occhi anche quando fa male, andando incontro a quel terrore che &#8220;\u00e8 un amico \/ che vive solo \/ e viene a cercare compagnia.&#8221;<br \/>\nPer contrastare il caos e lo smarrimento di ogni orizzonte, la poesia di Molinaroli non si rifugia nella ricerca della bellezza e dell&#8217;armonia, bens\u00ec si smarrisce essa stessa, deraglia, cerca il suo opposto perch\u00e9: &#8220;Bisogna mettersi a guardare \/ dentro le televisioni \/ per capire che l&#8217;uomo con il mitragliatore \/ \u00e8 fuori e sta correndo ad ammazzarci.&#8221; E per potersi risollevare dopo il colpo, occorre &#8220;Vivere del macabro splendore \/ di notti demolite \/ resistendo al disordine \/ per cedere felici \/ a un fendente impreciso del terrore.&#8221;<br \/>\n&#8220;\u00c8 soprattutto sulle spiagge inventate \/ che si spengono \/ i nostri motori&#8221;, scrive Molinaroli, \u00e8 soprattutto da illusioni prefabbricate e false speranze che scaturisce la disperazione. \u00c8 dunque solo dalla coraggiosa presa di coscienza della realt\u00e0 che nasce la forza per contrastarla, senza fornirsi alcun appiglio, mentre al contrario &#8220;Come in una colonia tropicale \/ esseri ingannati inventano \/ rivoluzioni-villeggiature \/ per viaggiatori di terza mano.&#8221;<br \/>\nLa poesia di Molinaroli si appropria del luogo comune e lo rovescia, mostrandone l&#8217;inconsistenza:<br \/>\n&#8220;La pazienza non \u00e8 una virt\u00f9 \/ prendiamoci ci\u00f2 che ci spetta \/ prima che l&#8217;ingestibile disordine deragli \/ sulle palpebre anoressiche di chi \u00e8 avanguardia di s\u00e9 \/ di chi cade e finge di volare.&#8221; Sono versi che esortano all&#8217;azione, invitano a incarnare la parola stessa, che dalla pesantezza del vuoto cerca di spiccare il volo, liberandosi dalla zavorra d&#8217;ogni buonismo e pietismo, perch\u00e9 &#8220;Senza la tenacia \/ dei cani da caccia \/ non si riaprono partite gi\u00e0 chiuse&#8221;.<br \/>\nE tra versi violenti di denuncia trova spazio anche la disperata malinconia di un amore che dissolve facendoti capire che &#8220;soffrire \u00e8 uno sport \/ senza vittoria \/ se lei svanisce in una piega del mondo \/ dicendo solo ciao&#8221;.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><em>prefazione a Cani al guinzaglio nel ventre della balena, Fara, Santarcangelo di Romagna 2008<\/em><\/p>\n<p><em>________________________<\/em><\/p>\n<\/div>\n<p><strong>Gioele Valenti<\/strong> su &#8220;Neurovegetazione&#8221;\u00a0 (Ass Cult Press, 2000)<\/p>\n<p>:::<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Ha senso parlare ancora oggi di poesia? Disossando, scarnificando. Si. Come specchio che rifletta un\u2019Anestesia Generale del s\u00e9. Un Narciso lobotomizzato che si dibatte tra i piaceri della Caduta e il dolore della coscienza. Ma parlare di poesia, \u00e8 gi\u00e0 Poesia? In questa parola, che \u00e8 intenzione \u2013 il potere \u00e8 tutto l\u00ec! -, risiede gi\u00e0 il contenuto assertivo di questa dimensione? Si. Vegetazione di Neuroni sempre pi\u00f9 simili ad uomini, sempre pi\u00f9 stanchi, nelle loro disperate ramificazioni orizzontali, nel loro essere collegati da fibre \u2013 sono pi\u00f9 le invisibili\/elettriche che quelle materiali\/nervose -, nel loro maturo cascare dall\u2019albero quando \u00e8 ora. E\u2019ora!. E Ora? Neuroni che producono sintassi, come omologhi schemi di legami chimici, come luce materializzata, verso i nostri antichi progenitori fotonici. Sono versi apocalittici, millenaristici, col gusto del paradosso (fine secolo!) e del definitivo. L\u2019epitaffio sulla Tomba delle Parole. Nello scenario di una natura morta, che muore in divenire \u2013 death-in-progress -, Simone si muove come un Bambino Apolide in una comunit\u00e0 di plastica. Si piange la musa di cui si \u00e8 spento pure il ricordo. Bello.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.herself.altervista.org\/\"><em>Joele Valenti<\/em><\/a><br \/>\nsucco acido marzo 2002<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">_____________________<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Massimo Baldi<\/strong> su &#8220;Il Crollo degli Addendi&#8221;<\/div>\n<p>:::<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">La sola cosa che vorrei dire su Il crollo degli addendi di Simone Molinaroli \u00e8 che \u00e8 un volume penetrato da una a mio parere inconfondibile potenza religiosa, e lo dico malgrado la salda profanit\u00e0 del mio acerbissimo mestiere di critico, e malgrado la massiccia misura in cui \u00e8 profano l\u2019individuo Simone Molinaroli, tanto come voce quanto come opera. Alcuni elementi de Il crollo degli addendi sono, pur in tutta la loro modernit\u00e0, strettissimi parenti non tanto del sermone e delle sue varianti, quanto del canto della melanconia angelica, della sapienza lasciata sola. Il tenore del poema e la sua vocalit\u00e0 in pi\u00f9 di un punto sono incentrati sull\u2019oltranza di un dialogo che ha e non ha un interlocutore, che ha un \u2018tu\u2019 che per\u00f2 non \u00e8 determinato. E questo, anche e soprattutto all\u2019interno di un poema profano, \u00e8 l\u2019abc del dialogo con la divinit\u00e0. Con una divinit\u00e0, beninteso, lontana anni luce da ogni spazio sacro, spoglia di ogni faciloneria ideologica, gergale e mitologetica (Azioni cattoliche, Fratelli Musulmani, Sionismi etc.). Parlo proprio di una luce messianica, oggettuale eppure non-data, che sta nel risvolto di stoffa dell\u2019esperienza profana, moderna, in cui il poeta enuncia la propria profana sapienza. Anche quando la poesia di Simone narra, verbalizza, il mio contegno critico mi fa porre una domanda: a chi le racconta queste visioni, suggestioni e precetti? Certo che c\u2019\u00e8 un lettore, e che \u00e8 anche lui qualcosa di oggettuale e non-dato, un \u2018tu\u2019 che marca non la sua identit\u00e0, ma il suo differire; ma quando la poesia, volente o nolente il poeta, modula le sue tonalit\u00e0 nell\u2019orizzonte dispiegato da questo oggetto mai dato che \u00e8 l\u2019Altro, il suo poetato diviene messaggio angelico, testimonianza in corso di consegna, voce che fluisce indeterminata in un framezzo.<br \/>\nMa c\u2019\u00e8 un\u2019altra prospettiva che ricollega Il crollo degli addendi non alla poesia religiosa, ma ad una concezione necessariamente teologica della lingua. Questa prospettiva \u00e8 per un verso immanente all\u2019economia delle scelte verbali che sono all\u2019opera nel libro, per l\u2019altro \u00e8 in esso pi\u00f9 o meno consciamente richiamata dalle allegorie che ne animano la dinamica figurale. Voglio dire che questa poesia, da un lato cristallina, enunciativa, elementare, e dall\u2019altro comunque irriconducibile ad una vera e propria presa di senso comunicativa, srotola un orizzonte visivo intenso, fitto, ai limiti della successione di fotogrammi, il quale per\u00f2 non intesse uno scenario accordato, non dipinge un ambiente. La visionariet\u00e0 del poema arriva alle soglie del vedere, ai confini dell\u2019occhio immaginativo e condottici a quella soglia ci pone un bivio, che porta comunque nei dintorni dell\u2019appello divino. O la fine delle immagini conduce ad un abbandono mistico, in cui la dispersione \u00e8 accolta nella sua obnubilante totalit\u00e0, nella sua \u201cdivina caligine\u201d (Origene); oppure, ed \u00e8 la prospettiva che prediligo, la fine dell\u2019immagine spalanca le soglie dell\u2019ascolto. Dove non sto pi\u00f9 dietro a quanto di comunicabile ed immaginabile mi viene detto dal poema, io do ascolto al suo dettato, alla materia rocciosa del suo verbo, alla solitudine della scrittura, al detrito. E questo atteggiamento \u00e8 proprio dell\u2019accostarsi passivamente ad un verbo gi\u00e0 dato, in cui il lettore intreccia l\u2019ansia geroglifica, decodificatoria, melanconicamente sapiente, all\u2019ascolto di una voce che viene semplicemente colta; \u00e8 proprio di un rivolgimento che intenziona il libro di Dio, la testimonianza biblica.<br \/>\nDicevo \u2013 e con questo concludo \u2013 che questo ordine di cose \u00e8 richiamato anche allegoricamente dalla poesia stessa de Il crollo degli addendi. Penso a versi come \u201cdove il respiro si amplifica\/ e la parola si sgrana\u201d, o \u201cun gatto in bianco e nero\/ sdraiato sullo specchio rotto\/ delle disgrazie\u201d, oppure \u201cal suolo canta il dogma\u201d, ma soprattutto penso al titolo, \u2018il crollo degli addendi\u2019. In tutte queste immagini si comunica visivamente l\u2019oggettualit\u00e0 di una distesa di macerie, di residui, su cui, come detto, o il lettore investe la sua mistica postulando una totalit\u00e0 cosmica, oppure tenta di orientarsi, dando non pi\u00f9 occhio alle immagini comunicate, ma ascolto a quanto di incomunicabile le parole, come figure, testimoniano. E se dietro questo libro vi sono dei dolori esperiti, profanamente esperiti, \u00e8 proprio solo grazie alla mediazione di questa voce muta e rocciosa, di questa resa babelica della lingua, che di questi dolori ci viene non comunicato per convergenza di significati quanto vi \u00e8 di comunicabile, ma testimoniato, per analogia, quanto vi \u00e8 di incomunicabile.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>\u00a9 Massimo Baldi<\/p>\n<p>____________________<\/p>\n<p><strong>&#8220;<\/strong>Dolore \u00e8 una parola carnale<strong>&#8220;<\/strong> |\u00a0 <em>sulla poesia di Stefano L0refice, Martino Baldi, Simone Molinaroli<\/em><br \/>\ndi <a href=\"http:\/\/www.chiaradeluca.com\/\"><em>Chiara De Luca<\/em><\/a><\/p>\n<p>(da Poesia &#8211; Novembre 2006)<\/p>\n<figure style=\"width: 469px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" \" src=\"http:\/\/www.simonemolinaroli.org\/photo\/poesianovembre2006\/poesia1lowres\" alt=\"\" width=\"469\" height=\"600\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Dolore \u00e8 una parola carnale | sulla poesia di Stefano Lorefice, Martino Baldi, Simone Molinaroli | Chiara De Luca | Poesia novembre 2006<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<figure style=\"width: 469px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.simonemolinaroli.org\/photo\/poesianovembre2006\/poesia2lowres\" alt=\"\" width=\"469\" height=\"600\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Dolore \u00e8 una parola carnale | sulla poesia di Stefano Lorefice, Martino Baldi, Simone Molinaroli | Chiara De Luca | Poesia novembre 2006<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<figure style=\"width: 469px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" \" src=\"http:\/\/www.simonemolinaroli.org\/photo\/poesianovembre2006\/poesia3lowres\" alt=\"\" width=\"469\" height=\"600\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Dolore \u00e8 una parola carnale | sulla poesia di Stefano Lorefice, Martino Baldi, Simone Molinaroli | Chiara De Luca | Poesia novembre 2006<\/figcaption><\/figure>\n<p>_______________________<\/p>\n<p>Demetrio Scelta da <a href=\"http:\/\/eosblog.altervista.org\/\">http:\/\/eosblog.altervista.org<\/a> su &#8220;Siamo Nati Lontano&#8221; de La Fine del Mondo (www.lfdm.org)<\/p>\n<p>Consigli musicali per la primavera con una piccola anteprima in free download:<\/p>\n<p>\u201cSiamo Nati Lontano\u201d, EP d\u2019esordio de La Fine Del Mondo<\/p>\n<p><em>Il Mondo \u00e8 Morto, non senti l\u2019odore?<\/em><br \/>\n<em>Si sente odore d\u2019incenso e idrocarburi,<\/em><br \/>\n<em>di eroina e trasmissioni elettorali.<\/em><br \/>\n<em>Non senti il suono continuo<\/em><br \/>\n<em>del calcolatore bizzarro che sancisce<\/em><br \/>\n<em>la Sua Morte?<\/em><br \/>\n<em>Non senti il canto degli Sterminati?<\/em><br \/>\n<em>I traccianti nel cielo non sono<\/em><br \/>\n<em>pirotecnie di compleanno<\/em><br \/>\n<em>e nemmeno naufraghi in gommone<\/em><br \/>\n<em>che segnalano disperati la posizione.<\/em><br \/>\n<em>In televisione non ne danno notizia.<\/em><br \/>\n<em>Guardie armate sparano<\/em><br \/>\n<em>colpi d\u2019avvertimento verso il cielo<\/em><br \/>\n<em>per arrestare la marcia dei curiosi<\/em><br \/>\n<em>e spesso un Tedesco vestito da Donna<\/em><br \/>\n<em>parla della necessit\u00e0 del confronto,<\/em><br \/>\n<em>ma necessariamente, nella Verit\u00e0.<\/em><br \/>\n<em>Il Mondo \u00e8 Morto, non senti l\u2019odore?<\/em><br \/>\n<em>Non senti le trombe, gli sciacalli, gli avvoltoi<\/em><br \/>\n<em>il buonumore raro del barista<\/em><br \/>\n<em>che ti parla di un futuro improbabile<\/em><br \/>\n<em>ti passa un bicchiere avvelenato<\/em><br \/>\n<em>da un sorriso fuori tempo?<\/em><br \/>\n<em>(Le profezie, la termodinamica, il buonsenso, la noia,<br \/>\npronosticano in tempi diversi lo stesso evento<br \/>\nperaltro gi\u00e0 avvenuto\u2026)<\/em><br \/>\n<em>(Simone Molinaroli)<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/eosblog.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/La-Fine-Del-Mondo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"La Fine Del Mondo, &quot;Siamo Nati Lontano&quot; (2012)\" src=\"http:\/\/eosblog.altervista.org\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/La-Fine-Del-Mondo-300x272.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"272\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A volte mi capita di pormi una domanda che, me ne rendo conto, ai pi\u00f9 pu\u00f2 apparire naif o comunque poco interessante, ma che invece \u00e8 capace di darmi da pensare per parecchio tempo: che ne \u00e8 stato della Poesia? Perch\u00e9 questo nostro mondo, l\u2019aveva gi\u00e0 capito Pasolini, \u00e8 affetto da una terribile assenza di Poesia, \u00e8 affamato di Parole, Suoni, Immagini che non siano quelle consuete, televisive, anestetizzate, vuote: questo nostro mondo, il nostro tempo, ha terribilmente bisogno della sua poesia, e di un suo linguaggio, anche se qua e l\u00e0 sembra non rendersene conto. \u00c8 abbastanza bizzarro che, alla parola Poesia, l\u2019uomo medio (noi tutti, ammettiamolo) voli col pensiero a qualche rima petrarchesca imparata ai tempi del liceo o, pi\u00f9 spesso, allo <em>sciabordare delle lavandare<\/em> di pascoliana memoria, come ci fossimo tutti convinti del fatto che la Poesia esista tra i banchi di scuola, incartata e impacchettata dentro austeri libri coperti di polvere abbandonati su qualche scaffale; il rischio non \u00e8 tanto il convincersi di questo, quanto evidentemente il rassegnarsi a questa convinzione. Perch\u00e9 la Poesia esiste ancora, \u00e8 viva, il gusto della Parola non \u00e8 estinto, la volont\u00e0 di generare significato laddove non ci si attenderebbe di trovar pi\u00f9 niente non si \u00e8 spenta: \u00e8 un fuoco molto flebile ma tutt\u2019altro che domato, perch\u00e9 \u00e8 necessario, \u00e8 una delle cose che forse pi\u00f9 di ogni altra ci identificano come esseri umani, dal momento che ci piace tanto considerarci superiori al resto della fauna (e della flora) che vivifica questo sassolino sperduto nell\u2019universo. <strong>La Fine del Mondo<\/strong>, ma forse a questo punto lo avrete gi\u00e0 capito, non \u00e8 semplicemente un qualcosa di raggiunto e attestato, una semplice constatazione: \u00e8 un punto di partenza e non di arrivo, \u00e8 da questa constatazione che diventa possibile muovere attraverso il deserto di nietzscheana memoria, per cos\u00ec dire. Certo, \u00e8 anche una band: <em>Simone Molinaroli<\/em>, poeta e performer pistoiese; <em>Alessio Chiappelli<\/em>, gi\u00e0 voce e chitarra dei S.U.S.; <em>Simone Naviragni<\/em> al basso e <em>Matteo Parlanti<\/em> alla batteria, ad occuparsi della sezione ritmica, e infine <em>Valentina Innocenti<\/em>, danzatrice che accompagna questo combo nelle esibizioni dal vivo. Una band, quindi, un\u2019idea e da oggi quattro tracce, un EP intitolato <strong><em>Siamo Nati Lontano<\/em><\/strong>. Ai pi\u00f9 attenti tra voi non sar\u00e0 sfuggito che gi\u00e0 un paio d\u2019anni fa, su queste pagine, avevamo avuto l\u2019onore di consigliarvi un lavoro a nome dei <em>S.U.S<\/em>. e di <em>Simone Molinaroli<\/em>, <em><strong><a href=\"http:\/\/eosblog.altervista.org\/la-conseguenza-di-tutto-di-sus-simone-molinaroli-in-download-gratuito-su-eos-rec\/\">La Conseguenza di Tutto EP<\/a><\/strong><\/em> (<a href=\"http:\/\/soundcloud.com\/en-avant-prods\">qui<\/a> trovate uno streaming dei cinque brani di quel cd): cambiano i protagonisti, almeno per met\u00e0, ma non la sostanza. Cos\u00ec come <em>La Conseguenza di Tutto<\/em> rivelava un\u2019urgenza fuori dal comune, questo <em>Siamo Nati Lontano<\/em>, fin dalla copertina, riprende il discorso da dove era stato lasciato, approfondendolo e spingendolo a definitiva maturazione, squarciando il velo e marciando verso una luce accecante che sembra indicare proprio un nuovo inizio: la prima cosa che salta all\u2019orecchio dell\u2019ascoltatore \u00e8 il suono, estremamente pi\u00f9 curato che in passato, nel quale si riconosce la mano di Gioele Valenti (forse pi\u00f9 noto nella scena alternativa nostrana come <a href=\"http:\/\/www.herself.altervista.org\/\">HERSELF<\/a>) al mix, e che si arricchisce di una carica che potremmo definire, semplicemente, \u201cpost-\u201c, col rischio di incorrere in un paradosso che, nel mondo dell\u2019Arte, ha inghiottito il senso da trent\u2019anni a questa parte; che significa questo prefisso, \u201cpost-\u201c? Il suono de <em>La Fine Del Mondo<\/em>assomiglia al boato sordo che segue una colossale implosione: come recitano i versi stessi di Molinaroli \u201c<em>Il mondo \u00e8 Morto, non senti l\u2019odore?<\/em>\u201d, tutto \u00e8 gi\u00e0 accaduto, tutto \u00e8 gi\u00e0 successo senza frastuono, nel silenzio pi\u00f9 sordo e condiscendente: che ne \u00e8 stato di noi, in tutto questo? Esiste ancora il miracolo dell\u2019Altro? Che ne \u00e8 dell\u2019Uomo? Chitarra, tremolo e violino introducono a<em>Forse un giorno<\/em>, brano d\u2019apertura del lavoro (<strong>che trovate in free download dal bandcamp della band in fondo a questo articolo<\/strong>), giocato sull\u2019alternanza di pieno e vuoto, ambiente musicale su cui cresce la poesia di Molinaroli; alcune storture elettroniche cesellano le ritmiche cadenzate lungo questo quattro minuti e mezzo che preludono, in un finale in crescendo, allo shuffle dal vago sapore di bossa nova di <em>Illuminazione Nr.1<\/em>, lacerato dai fiati, malinconico e spezzato a met\u00e0 da improvvise esplosioni rumoriste. Il terzo episodio del lavoro, <em>Siamo Nati Lontano<\/em>, \u00e8 una vecchia conoscenza dei nostri affezionati lettori, che gi\u00e0 avevano incontrato questo brano nel precedente <em>La Conseguenza di Tutto<\/em>: ma sono passati un paio d\u2019anni e oggi il brano si giova di una struttura e di un lavoro di cesello che lo rendono decisamente il fratello maggiore del pezzo apprezzato in passato. Chitarra, basso e batteria mimano la forza quieta delle onde del mare, o il suo ricordo intrappolato nelle valve di una conchiglia accostata all\u2019orecchio; riverberi distanti come distante \u00e8 il luogo che evocano, un\u2019elegante ballata completata da una delle poesie pi\u00f9 belle che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni, parole che a loro volta cullano e stordiscono fino alla conclusione, ancora una volta rumorista, in cui si spegne ogni suono, lentamente e inevitabilmente. <em>Tutti Siamo Morti<\/em> chiude il lavoro con ritmiche diseguali, divagazioni free sporcate ancora dal rumore, prima di un crescendo minaccioso che riporta alla Parola, al gi\u00e0 compiuto: <em>Siamo morti tutti, come negarlo,\/ in quelle ore che sono luoghi non mappati\/ di cui gli orologi non portano Il Segno.\/ Siamo morti tutti, come negarlo.\/ E come negare lo spietato dominio\/ dell\u2019ambizione alla rovina,\/ come negare\/di ci\u00f2 che \u201cnon pu\u00f2 essere detto<\/em>\u201d. Il brano si spegne negli echi e nei riverberi, con un loop che sembra alludere a quella sensazione che chiunque si sia guardato attorno nella propria esistenza deve aver conosciuto almeno una volta. Dunque, mi si potr\u00e0 domandare, questo EP, queste quattro tracce, pongono fine alla fame di Poesia che a volte nemmeno ci rendiamo conto di avere? Certo che no, perch\u00e9 il loro vero obiettivo non \u00e8 questo: la ragione di questo impegno \u00e8 spingere a domandare, dal momento che, se \u00e8 vero che le risposte invecchiano, le domande, quando ben poste, restano sempre attuali. Non ci si pu\u00f2 avvicinare ad un\u2019opera come questa con lo stesso spirito con cui si consumerebbe un cd di musichette indie, o un album di semplice musica leggera;<em>La Fine Del Mondo<\/em> non \u00e8 solo questo, non \u00e8 l\u2019antidoto al dolore delle masse blandito sotto forma di mp3 o snocciolato come la parola dell\u2019ultimo Messia ubriaco salito su un palco: di capipopolo ne abbiamo gi\u00e0 troppi, tre quarti dei quali continuano a parlare proprio e soltanto in virt\u00f9 del fatto di non aver niente da dire. <em>La Fine Del Mondo<\/em> non \u00e8 il sottofondo conciliante del vostro bisogno di sentirvi riflessivi, una volta ogni tanto, o impegnati; <em>La Fine Del Mondo<\/em> \u00e8 quello che succede quando all\u2019urgenza della Parola si mescolano il piacere del Suono e la reale necessit\u00e0 dell\u2019Altro, per generare il rumore che fa la vita abbandonata a spegnersi nell\u2019indifferenza generale. Tutte queste parole forse servono solo a confondervi le idee, me ne rendo conto; ma in ultima istanza quello che vorrei riuscire a dire \u00e8 che queste quattro tracce hanno il potere di spalancare tutto un mondo, un non-detto che abbiamo consapevolmente scelto di lasciare dietro le nostre spalle, aprendo la vista ad un\u2019altra prospettiva, andando a cercare la parola che possa racchiudere qualcosa del significato umano di ci\u00f2 che ci accade, e che sia una parola nuova, viva, mai ascoltata, reale e soprattutto nostra, anche se magari ancora non ce ne rendiamo conto. Perch\u00e9 in definitiva \u00e8 questo che fa la vera Arte, sia essa letteratura, pittura, musica o cinema: fornisce nuovi punti di vista, nuove posizioni da cui guardare le cose, mescolando politica, filosofia, linguaggio, suono e tutto quello che volete allo scopo di disvelare qualcosa. Che esista o meno una Verit\u00e0, giova ricordare come gli antichi greci si riferissero ad essa attraverso una parola che letteralmente significa \u201cnon nascosto\u201d. Siamo consapevoli di come questo<em>Siamo Nati Lontano<\/em> possa costituire, per molti, un ascolto complesso: ma \u00e8 pur vero che questa \u00e8 la sua essenza, e che richiede ben altro che due orecchie e un lettore mp3 per essere apprezzato. Richiede il vostro tempo, il vostro cuore e il vostro cervello; richiede la vostra buona disposizione. Richiede disciplina, perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che conduce in qualche luogo comporta uno sforzo di adattamento. Richiede impegno. Ma premia con il ritrovato gusto della Parola, e con un linguaggio che ritorna ad essere il linguaggio del qui e ora, il nostro linguaggio, la nostra Parola. L\u2019ascolto di queste quattro tracce premia spingendoci a recuperare qualcosa della nostra umanit\u00e0 che forse nemmeno ci rendevamo conto di aver smarrito, che semplicemente avevamo nascosto, ma che c\u2019\u00e8 ancora: l\u2019appetito per la domanda, il gusto del dialogo, la necessit\u00e0 del confronto, il bisogno di non essere soli. Qualcosa che, a tutti gli effetti, ha sempre fatto parte della nostra natura, e che non possiamo in alcun modo permetterci di gettare al vento. \u00c8 per questo che vi consiglio di ascoltare questo EP, perch\u00e9 vi costringer\u00e0 a pensare, perch\u00e9 \u00e8 bene essere consapevoli, come scriveva il buon vecchio David Foster Wallace ormai troppi anni fa, che \u201cla Verit\u00e0 ti render\u00e0 libero. Ma solo quando avr\u00e0 finito con te\u201d. Cose che non tutti ti dicono ma che fa bene non dimenticare mai, nell\u2019attesa che la bellezza, come promesso, salvi il mondo, o che almeno ci avvii verso la felicit\u00e0, per dirla con Stendhal.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo Nati Lontano EP nasce dalla collaborazione di <a href=\"http:\/\/www.asscultpress.com\/\">Ass Cult Press<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.facebook.com\/profile.php?id=100003109835539&amp;sk=wall\">Salmone Rec.<\/a>, neonata etichetta indipendente; maggiori informazioni si possono reperire visitando il sito web di <a href=\"http:\/\/www.simonemolinaroli.org\/\">Simone Molinaroli<\/a>, la pagina ufficiale del progetto su <a href=\"http:\/\/www.facebook.com\/profile.php?id=100002934585900\">Facebook<\/a> o ancora <a href=\"http:\/\/www.lfdm.org\/\">qui<\/a>. Ah, e <a href=\"http:\/\/www.simonemolinaroli.org\/2012\/03\/05\/scritti-per-la-fine-del-mondo\/\">qui<\/a> trovate i testi di Molinaroli per questo EP. Buona lettura e buon ascolto\u2026 e soprattutto, adesso<strong> scaricatevi gratuitamente \u201cForse Un Giorno\u201d!<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">___________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Claudio Donatelli di <a href=\"http:\/\/www.sound36.com\">www.sound36.com<\/a> su &#8220;Siamo Nati Lontano&#8221; de <a href=\"http:\/\/www.lfdm.org\">La Fine del Mondo<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sound36.com\/la-fine-del-mondo-%E2%80%93-siamo-nati-lontano\/\">leggi l&#8217;originale<\/a><\/p>\n<p>Da Pistoia e dintorni arriva la band<strong> La Fine del Mondo<\/strong>,  una sorta di collettivo molto creativo che veicola il loro grande  desiderio di poesia attraverso le casse degli ampli. Gli elementi che  compongono le canzoni sono il poeta e narratore <strong>Simone Molinaroli<\/strong> e il chitarrista<strong> Alessio Chiappelli <\/strong>(gi\u00e0 nei SUS).<br \/>\nLa band registra circa un anno fa del materiale musicale che lo scorso mese di marzo \u00e8 stato pubblicato per la<strong> Salmone Records<\/strong> in formato Ep. <strong>Siamo Nati Lontano<\/strong> \u00e8 il suo nome e contiene 4 tracce, poche per soddisfare l\u2019appetito dei  tanti ascoltatori in cerca di nuovo, ma sufficienti per capire la stoffa  di questi 4 musicisti.<br \/>\nBallate rock di forte potere comunicativo, dolci note alternate ad  impennate soniche sempre magistralmente governate. Chitarre liquide,  calme, sulle quali navigano le parole narrate, sanno anche essere  violente come una tempesta. I testi giocano con l\u2019ironia per rivelare  una forte critica sociale, per spazzare le bruttezze, per dare fiato ad  una nuova civilt\u00e0. Dopo La Fine Del Mondo si pu\u00f2 rinascere coltivando  pensieri poetici.<br \/>\nPer arricchire il linguaggio artistico nella band troviamo anche <strong>Valentina Innocenti<\/strong> nei panni di danzatrice.<br \/>\nLa Fine Del Mondo sono una nuova ed eccitante band che ha molto da dire e  sicuramente lo far\u00e0 a partire da questa prima piccola pubblicazione.<\/p>\n<p>Siamo Nati Lontano (Ep) &#8211; La Fine del Mondo (2012, Salmone Rec.\/Ass Cult Press)<\/p>\n<p>_____________________<\/p>\n<p>Massimo Sannella di <a href=\"http:\/\/stordisco.blogspot.it\">Stordisco<\/a> su &#8220;Siamo Nati Lontano&#8221; de <a href=\"http:\/\/www.lfdm.org\">La Fine del Mondo<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 che un disco una performance, una scienza trasparente ed evolutiva di come dire certe cose in un mare di suoni e atmosfere questo \u201c<strong>Siamo nati lontano<\/strong>\u201d del combo dei <strong>La Fine Del Mondo<\/strong>, quattro tracce che fanno yo-yo\u00a0 tra il metafisico e la provocazione scongelata di lontanissimi CCCP, una sorta di improbabile probabilit\u00e0 per raccontare \u2013 con grafiche sonore moderne \u2013 messaggistiche, approcci misterici, dei \u201cporgersi\u201d sperimentali che vanno subito ad agire in un ascolto sfizioso e intrigante.  Sguardi, visioni, fumisterie e deliri sulle invariazioni dell\u2019esistenza, parole e poetiche sghimbesce di seriet\u00e0 che inanellano genetiche post-esistenziali ed inquietanti dintorni, quasi un voyager rock attraverso lo spirito oscuro di chitarre elettriche e tutta l\u2019armeria di una rock band che s\u2019imbeve \u2013 anche magari bevendoci su \u2013 di implacabile e materico, che non vuole reggere chiss\u00e0 che confronto e con chi, solamente vibra la sua dimensione lenta e lavica nella continua accensione di un pathos per tutti.  La poetica di <strong>Simone Molinaroli<\/strong>, la chitarra di <strong>Alessio Chiappelli<\/strong>, il basso di <strong>Simone Naviragni<\/strong>, la batteria di <strong>Matteo Parlanti<\/strong> e le sinuosit\u00e0 danzanti (nelle dimensioni live) di <strong>Valentina Innocenti<\/strong>, sono il contenuto autentico di tale musica, del romanticismo trasversale che riga \u201c<strong>Forse un giorno\/Fissammo l\u2019orizzonte<\/strong>\u201d, del flusso mariachi \u201ccontro\u201d il disturbo vanesio ed inconcludente delle menti e dei corpi \u201c<strong>Illuminazione Nr.1<\/strong>\u201d, autore dello slow atmosferico che ri-disegna l\u2019origine della specie non speciale per antonomasia \u201c<strong>Siamo nati lontani<\/strong>\u201d e dello scatto rock psichedelico, con veli sci-fi che \u201c<strong>Tutti siamo morti<\/strong>\u201d diffonde come un proclama Dada che ingloba bellezza remota; basta poco per dire no alle scemenze underground, basta passare attraverso il risveglio delle qualit\u00e0 migliori, e piccoli gioiellini come questo Ep bastano e avanzano per rimettere in azione l\u2019anima al posto di un cervello vuoto. \u00a0\u00a0\u00a0  Della serie, le piccole eccellenze strampalate che potrebbero riaddrizzare grammature di mondo.<\/p>\n<p>Siamo Nati Lontano (Ep) &#8211; La Fine del Mondo (2012, Salmone Rec.\/Ass Cult Press)<\/p>\n<p>_________________________<\/p>\n<p>Claudio Lancia di <a href=\"http:\/\/www.ondarock.it\">Onda Rock<\/a> su &#8220;Siamo Nati Lontano&#8221; de <a href=\"http:\/\/www.lfdm.org\">La Fine del Mondo<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ondarock.it\/speciali\/dpi12.htm\">qui<\/a> l&#8217;originale<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Simone Molinaroli \u00e8 un poeta, Alessio Chiappelli un  chitarrista\/compositore, Matteo Parlanti \u00e8 un batterista, Simone  Naviragni un bassista e Valentina Innocenti una danzatrice.\u00a0Tutti  insieme si fanno chiamare La Fine del Mondo ed hanno deciso di  collaborare per\u00a0contribuire all&#8217;incremento di percentuale di poesia nel  mondo, raccontando la vertigine\u00a0dell&#8217;esistenza degli ultimi uomini.  &#8220;Siamo nati lontano&#8221; \u00e8 il loro Ep d&#8217;esordio, uno spoken, un reading, un  concerto rock, con\u00a0tanto di chitarre fiammeggianti. Non c&#8217;\u00e8 rimpianto in  questi testi, solo constatazione, nessun chiostro di piet\u00e0, semmai  un\u00a0nuovo inizio all&#8217;alba della disfatta. Come giocolieri in equilibrio  sull&#8217;abisso ci propongono una vertigine di rock, musica d&#8217;autore,\u00a0pop  umbratile ed avanguardie assortite. Quattro tracce con un&#8217;impostazione  prossima al piglio degli Offlaga Disco Pax, ma con gli\u00a0accenti spostati  dall&#8217;elettronica al rock, roba che va di moda di questi tempi.\u00a0Dal punto  di vista musicale di carne al fuoco ce ne \u00e8 in abbondanza: &#8220;Forse un  giorno\u00a0fissammo l&#8217;orizzonte&#8221; \u00e8 dark wave, &#8220;Illuminazione Nr. 1&#8221; ha le  chitarre dei pezzi slow dei\u00a0Marlene Kuntz con inserti di fiato dal  sapore ispanico, la title track ha languori post rock, con\u00a0tanto di  crescendo elettrico finale, &#8220;Tutti siamo morti&#8221; ha mostruosi spiragli  light noise.\u00a0Ogni volta che ascolto qualcosa del genere ripenso alla  meravigliosa parabola degli\u00a0inavvicinabili Massimo Volume, pertanto non  vedo l&#8217;ora di avere fra le mani il primo album de\u00a0La Fine del Mondo per  vedere come andr\u00e0 a finire questa storia. (<em><a href=\"mailto:claudio.lancia@ondarock.it\" target=\"_blank\">Claudio Lancia<\/a><\/em><strong> 7<\/strong>\/10)<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>_________________________________ TRA LE MACERIE DELLA CERTEZZA Alessandro Salvi su \u201cCani al Guinzaglio nel Ventre della Balena&#8221; Simone Molinaroli \u201cCani al Guinzaglio nel Ventre della Balena\u201d (Poesie 1994-2000) Fara Editore, 2008 Rimini ::: C\u2019\u00e8 una poesia impermeabile a ogni sorta di vittimismo, quel vittimismo cos\u00ec spesso frequente in tanta poesia, soprattutto in quella intimista. 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