Devo dirti il vero

Così mi disse il mio figliuolo lo scorso anno, allora che ci si preparava a lasciare la casa del mare per fare ritorno a Pistoia, per l’ultima volta davanti al mare al tramonto. Lo disse con affetto e naturalezza che avrebbero anche potuto persuadere al licenziamento qualcuno con la rendita di posizione. Cosa non praticabile da chi non ce l’ha. Decisi allora di vergare questa poesiuola estemporanea.

“Babbo si torna a vedere il mare? Restiamo sempre in ferie tutti i giorni. Non torniamo a casa. Non andiamo mai a lavorare.”

Nel dirti brutte cose il còr mi dòle
Ma stasera caro figlio devo dirti il vero
Non ha scelta chi d’agi nacque scevro
E il travaglio quotidiano fermar nun pòle.

Più si diventa precisi

Più si diventa precisi

Più si diventa precisi nel lavoro macchinico
Più ci s’incazza.
Più si diventa precisi nel lavoro macchinico
Più ci s’incazza.
Più si diventa precisi nel lavoro macchinico
Più ci s’incazza.
Più si diventa precisi nel lavoro macchinico
Più ci s’incazza.
Più si diventa precisi nel lavoro macchinico
Più ci s’incazza.
Più si diventa precisi nel lavoro macchinico
Più ci s’incazza.
Più si diventa precisi nel lavoro macchinico
Più ci s’incazza.
Più si diventa precisi nel lavoro macchinico
Più ci s’incazza.
Più si diventa precisi nel lavoro macchinico
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.

(si può andare avanti all’infinito, fino a quando ci si stanca o, per l’appunto, fino a quando si finisce per incazzarsi)

tre inediti

Questi sono i tre inediti che ho inserito nell’antologia, ultima nata in casa Ass Cult Press, “Breve Antologia dal Fortòre”.

Sono tre testi nati tra il 2017 e il 2018, ancora senza una collocazione precisa.

SENZA ALCUNA VOLONTÀ

Senza alcuna volontà
Circoscritti in un silenzio minerale
Il frigorifero è una merda
La muffa si autoinveste, si autodichiara
Allegoria e assegno postdatato,
Danno collaterale e Stemma nobiliare.
C’è il sangue nelle strade
E l’addetto non si vede,
La paura tiene in tana
E il sangue sparso si sparge.
Chiamo l’assistenza ma
Transita la voce all’altro capo
Dall’imbarazzo all’arroganza ed io Immagino per lei una vita scialba
Dentro una divisa consunta
Mentre le poche giuste ragioni
Sono sgominate dal mare di quisquilie,
Rivendicazioni e moduli mal scritti
Una disfatta ben studiata
Non è un capolavoro nemmeno se riesce
Se al termine del cataclisma
Passa il camion aspiratore
Guidare nell’oscuro tremolio antelucano
Giorno di paga giorno di morte
Giorno che porta i Mali
Tra tutti il peggiore
Il compimento sempre uguale
Di un attesa mai diversa.
Passa un bicchiere poi ne passa un altro
L’allegria s’innesca.
La bottiglia è vuota e il vino ha preso il volo
Al suo posto la risonanza di una cosa cava
Assaporata molti anni prima
Poi una bottiglia nuova
Tutte le debolezze in mostra
Sono di nuovo le cinque
Daccapo sulla giostra.

NELL’ACQUE BASSE

Nell’acque basse non s’affoga
Ma nemmeno si può nuotare,
Darsi spinta, Riemergere o Tuffare.
Ed è lì che stanno i pescimòta,
I resti della piena e le zanzare.
Lo smettitore, i “lo sapevo” e i senzavita.
L’abuso edilizio smontato dalla pioggia.
Il sacchetto in mater-B e la bottiglia vuota.
Il sorriso dipinto da piazzista
che incontrato a fine giorno
C’inguaia nell’orrore, nella melma,
Nel sondaggio preventivo. nell’incrocio trafficato di pessime pensate.
Mani nel viso, vie di fatto.
O più diplomatica somministrazione
Di anestetico forte. Fortissimo.

L’AGGUATO

In agguato sulla soglia degli anni
specialisti in calcoli e ragionieri.
Tieni a mente, lo dicevo, e guarda bene
che son peggio dell’avere dei malanni.

Non escludo il ritorno

Qui sotto la postfazione che ho scritto per “Breve Antologia dal Fortòre”, la pubblicazione con cui Ass Cult Press, senza impegno, decide di rientrare in ballo.

come una postfazione

NON ESCLUDO IL RITORNO

Così come nella storia di Ass Cult Press non erano esclusi il silenzio, l’autoesilio, il disarmo unilaterale, allo stesso modo non era escluso il ritorno. E infatti eccoci.

L’antologia viene dal fortóre, dalla gioventù inossidabile e sfrontata, è breve, disorganica, non è considerabile un nuovo inizio, non ha prospettive. È un defunto che ci appare nel sogno, fa dei movimenti incomprensibili con le mani, biascica parole senza suono e poi gira dietro l’angolo e quando, sempre nel sogno, lo rincorri è scomparso.

Sul comodino al risveglio trovi una piuma che non sei sicuro ci fosse al momento di coricarti.

Non sei sicuro.

Simone Molinaroli per Ass Cult Press