Come nel film di John Carpenter

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In autostrada visibilità quasi nulla per via della tempesta e pozze d’acqua che verrebbe voglia di fare pit-stop per il cambio gomme. Mi sorpassa una Smart a una velocità che, tenendo presente la mia e la velocità con cui scompare nel nulla, potrei quantificare in 150km orari. Dietro mi segue a distanza ravvicinata una berlina senza fari che mi fa venire in mente un film di John Carpenter.

In macchina una canzone degli Housemartins a volume alto mi ricorda la gioventù, che rottura di cazzo il turno di notte.

I poponi e i ramarri

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In ogni discussione tra colleghi, è inevitabile, arriva sempre qualcuno che ha scavato a mani nude nella miniera di diamanti, che ha guidato il bilico per 179 ore consecutive, che a 50 anni ha 44 anni di contributi, che ha fatto guerra di trincea sopravvivendo e utilizza queste sue sovrumane fatiche come paradigma per valutare l’intensità delle altrui difficoltà lavorative. Una furia dialettica alimentata da numerosi “sai una sega te!” e altrettanto innumerevoli “vai a sentire, vai! Alla bastianacci e shostakovich come si lavorava…” Dove ovviamente si rischiava di morire ogni minuto.

Racconti che tracciano scenari che sembrano strappati alle scene più strazianti de “Il salario della paura”.

E invece hanno movimentato i poponi per tutta la vita.
I poponi e i ramarri.

Fonte: Opera propria (© Jared C. Benedict)
English: Transferred from en.wikipedia.org

Chi ben comincia… (un lunedì qualunque)

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Il lunedì comincia bene.

Ore 5.30 a.m. apro l’ufficio ed è esploso il tubo della merda.

Ore 7.30 a.m. il telefonone gracchiante del collega ha una playlist composta di due sole canzoni. La foto che spacca e accompagnami a casa.

Ore 11.30 a.m. altri due colleghi si prendono a male, malissime parole. Tento timidamente di fare da paciere. Poi, memore degli antichi insegnamenti e per evitare che il lunedì diventi ulteriormente peggiore, mi scanso.

Alla fine della giornata mancano circa 9 ore.

Ho pensato anche di chiudermi in cantina, ma la pioggia come nel 2013 potrebbe allagarla.

Il sindacalista è “troppa trama”

La sagra del Tortello

Il sindacalista, come la scena del corteggiamento nel film porno, è troppa trama. Ieratico come un pretonzolo e con i tempi di Celentano arringa l’uditorio provato dalla levata antelucana. Il rinnovo del contratto, dice lui, sarà complicato. Insiste sulla complicazione, 45 minuti di introduzione sulle nuove forme contrattuali immagino servano a inoculare l’ansia che fa votare senza immaginazione. Insiste. Difficoltà insormontabili ci aspettano. Ci vuole unità, il rinnovo è complicato, difficoltà, complicato, e proprio al climax della difficoltà insormontabile gli squilla il telefono. E risponde.

Mi rimetto le cuffie e ascolto Van Morrison.