I poponi e i ramarri

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In ogni discussione tra colleghi, è inevitabile, arriva sempre qualcuno che ha scavato a mani nude nella miniera di diamanti, che ha guidato il bilico per 179 ore consecutive, che a 50 anni ha 44 anni di contributi, che ha fatto guerra di trincea sopravvivendo e utilizza queste sue sovrumane fatiche come paradigma per valutare l’intensità delle altrui difficoltà lavorative. Una furia dialettica alimentata da numerosi “sai una sega te!” e altrettanto innumerevoli “vai a sentire, vai! Alla bastianacci e shostakovich come si lavorava…” Dove ovviamente si rischiava di morire ogni minuto.

Racconti che tracciano scenari che sembrano strappati alle scene più strazianti de “Il salario della paura”.

E invece hanno movimentato i poponi per tutta la vita.
I poponi e i ramarri.

Fonte: Opera propria (© Jared C. Benedict)
English: Transferred from en.wikipedia.org

Chi ben comincia… (un lunedì qualunque)

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Il lunedì comincia bene.

Ore 5.30 a.m. apro l’ufficio ed è esploso il tubo della merda.

Ore 7.30 a.m. il telefonone gracchiante del collega ha una playlist composta di due sole canzoni. La foto che spacca e accompagnami a casa.

Ore 11.30 a.m. altri due colleghi si prendono a male, malissime parole. Tento timidamente di fare da paciere. Poi, memore degli antichi insegnamenti e per evitare che il lunedì diventi ulteriormente peggiore, mi scanso.

Alla fine della giornata mancano circa 9 ore.

Ho pensato anche di chiudermi in cantina, ma la pioggia come nel 2013 potrebbe allagarla.

Il sindacalista è “troppa trama”

La sagra del Tortello

Il sindacalista, come la scena del corteggiamento nel film porno, è troppa trama. Ieratico come un pretonzolo e con i tempi di Celentano arringa l’uditorio provato dalla levata antelucana. Il rinnovo del contratto, dice lui, sarà complicato. Insiste sulla complicazione, 45 minuti di introduzione sulle nuove forme contrattuali immagino servano a inoculare l’ansia che fa votare senza immaginazione. Insiste. Difficoltà insormontabili ci aspettano. Ci vuole unità, il rinnovo è complicato, difficoltà, complicato, e proprio al climax della difficoltà insormontabile gli squilla il telefono. E risponde.

Mi rimetto le cuffie e ascolto Van Morrison.

Alla sagra del tortello | Sottoclou XXI sec.

Alla sagra il vino è cattivo e la musica è peggio. Il saxofonista sfrisa liberamente e ripete fino allo sfinimento lo stesso assolo, forse vuol fare come il generale Santana che durante l’assedio di Fort Alamo fece suonare il Deguello senza sosta, ma è un valzer midi quello che risuona tra le baracche e i padiglioni della sagra e manca la cavalleria. Siamo in pineta nell’immediato entroterra maremmano e non ci sono sfavillanti divise, rombi di cannone, cavalli lanciati alla carica, trombe e fucilieri. Ci sono infradito sabbiosi, bimbi hurlanti, pelli avvizzite dal sole tossico delle 12,47, un invadente aroma di bruciaticcio, la musica di merda.

Io odio tutte le sagre e tutte le rievocazioni e tutti gli assoli di sax sulla base midi. “grazie grazie” dice il saxofonista e attacca il tangaccio con fisa sintetizzata e riparte lo sfriso di Santana (il Generale), la cantante accenna una mossa, il canaccio gonfio a cui ho dato l’avanzo di lombatina abbaia stancamente provato dalla mole e dal caldo, sembra indignato, è lo stesso cane che ogni anno si aggira tra le tavolate della pineta, immutabile zeppelin canino che sorprende, anno dopo anno, per la longevità e la protervia, il corpo ormai dilatato, nell’esercizio smisurato dell’occhio-a-impietosire per procurarsi grasselli di rosticciana, ossi di lombatine, carciofi fritti e diacci (toscanismo), gonfiato ulteriormente dal mio osso riabbaia, la cantante piglia il cichicìchi senza convinzione e parte anche la mazurka, poi il saxofonista dice “ancora un paio di ballabili poi ci scateniamo” e sembra più una minaccia che una promessa e la cantante attacca “applausi” dei camaleonti e mi fa tornare in mente quel jolly che pescai una volta durante un ramino pokerato, neanche il tempo di far emergere il buonumore che parte una versione mezza peruviana, mezza western di the sound of silence e buonanotte.