Il pensiero umano

Il pensiero umano si manifesta ormai soltanto attraverso l’adesione a campagne d’odio, a campagne di controinformazione, a campagne di diffusione del pensiero dominante, a campagne di ridicolizzazione dell’altro (non del diverso) che implicitamente esprimono la speranza, vana, d’esser parte dell’esigua minoranza pensante.

La dittatura dell’uomo normale

Un uomo normale, uno che va a lavorare, che costruisce da solo le possibilità senza cercare scorciatoie, uno che cerca di essere onesto, disorganico, non compromesso, vede un funerale in tv e si rende conto una volta di più e più nitidamente che è circondato da gente di merda aiutata da altra gente di merda, avverte il pericolo, vacilla, è tentato dalla risposta autoritaria, invoca prima silenziosamente l’avvento della dittatura militare, poi ne parla con altri interlocutori al pari di lui insicuri, poi prende coraggio e urla forte a tutti che sarebbe necessario sterminare tutta questa feccia impestata e come per magia succede. Avviene la dittatura e per le strade c’è gente armata che cerca della gente da sterminare. Dopo un iniziale entusiasmo l’uomo normale si rende conto che questi che girano armati sono gli stessi che prima giravano armati di nascosto. Che è proprio quella gente di merda di cui invocava lo sterminio quella a cui adesso deve un rispetto istituzionale senza discussioni.

Finisce dunque per portare rispetto senza discutere, aderisce consapevole di non aver avuto la forza di attendere un pensiero più nitido, non inquinato dalla spinta emotiva, torna a casa dal lavoro e al figlio insegna ad aderire, a non discutere, tutto per la salvaguardia del bene più prezioso.

A sera piange da solo chiuso nel cesso, fingendo lunghi bisogni.

La scomparsa della classe media

La sagra del Tortello

 

L’Istat, nella persona del suo direttore, m’informa, tramite il servizio radiofonico nazionale, che in Italia si sono estinte sia la classe operaia, sia la classe media e poco più che media. M’informa altresì che la mobilità sociale è un articolo che da noi non è mai andato molto di moda e adesso men che mai. Afferma placidamente che il posizionamento iniziale è, tra tutti i fattori concomitanti, il più importante nel determinare il successo economico e/o sociale. Più di prima.

 

Ecco una cosa che non avrei mai pensato. Che l’Italia sarebbe potuta diventare una nazione più classista di prima.

L’informazione in mano ai Canini Sega

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La cosa più disperante della metodica dell’informazione contemporanea, non parlo dei singoli che usano i social network per sproloquiare di cose che non conoscono, ma dei professionisti dell’informazione, è l’affrettarsi zampettante da canino sega sulle notizie per tentare, senza contribuire alla costruzione dell’opinione pubblica informata, di legittimare la propria posizione. I giornalisti sono tendenzialmente canini sega incerti di ciò che pensano e che dunque cercano approvazione contribuendo al contempo, molto più del chiasso sociale che finisce nell’ossario della comunicazione anonima, alla polarizzazione, alla confusione, all’abbrutimento. E sappiamo bene che genere di inculata è la polarizzazione dell’opinione pubblica. Si rischia di invocare il peggio per combattere il brutto, il deteriore per combattere il peggio, e avanti così su un piano inclinato mobile sul quale si procede verso l’abisso in accelerazione costante.

Se ripenso a Marino (ex Sindaco di Roma)

Se ripenso a Marino ex sindaco dimissionario dell’Urbe, in questi giorni in cui gli alfieri del nuovo e dell’onestà inedita promessa si perdono in traccheggiamenti, nomine e temporeggiamenti dal sapore antico mentre invece il vecchio sistema è asserragliato dentro un fortilizio fatto di manovre e maneggi, quelli che da sempre tengono a debita distanza i rappresentati, ripenso a una massima da Esodo (23, 1) che mi ero appuntato tempo addietro. “Non associarti con gli iniqui per fare da falso testimone”. Non è perché nutra particolare stima di Marino come uomo politico o simpatia per Marino in sè. Non lo conosco abbastanza. Eppure mi va di ritornare su questa faccenda paradossale in cui si lincia un parvenu, o meglio un dilettante, e col linciaggio, a posteriori, si cancella il ricordo di tutti i trafficoni, ammanicati, superprofessionisti della corruzione e della predazione della risorsa pubblica (distribuiti uniformemente) che hanno consentito ciò che si legge da anni su giornali, riviste e libri di denuncia e di cui si sente parlare da sempre in tv e dall’uomo della strada e su cui non c’è bisogno di aggiungere altro. Se è giusto cacciare Marino non sarà giusto anche ricusare tutti, proprio tutti, quelli che hanno avuto a che fare con le giunte precedenti?
E allora chi resta per governare l’Urbe?

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