Le dimenticanze, le inadempienze e la morte sul lavoro

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Non passano nemmeno 24 ore e alla morte di Luana segue la morte in fabbrica di Christian Martinelli, 49 anni e una famiglia, preoccupato perché al lavoro erano in pochi.

A uccidere il lavoratore non sono le dimenticanze e le inadempienze. È bensì la cultura e il contesto di valori e finti valori che ne determinano la loro affermazione come standard non rivelato, perseguito strenuamente.

Quando il vostro responsabile vi parla di resilienza, di eroismo, di disciplina non crederete mica che parli sul serio? La cosa importante è il premio produzione che prendono lui e chi per lui. Dietro un morto sul lavoro spesso c’è una figura che lima tutti i costi, compresi quelli per la sicurezza, che non sono i corsi, i cartelli, ma una equa distribuzione del carico di lavoro. È giusto odiare queste figure dentro le quali alberga un uomo che magari tiene famiglia, ma che non dovremmo in nessun modo giustificare. Lo dovremmo odiare.

Prima di rinunciare all’odio perché non è riformista e moderato pensate sempre al premio produzione di chi taglia i costi.

Più odio e meno fotografie.

Il reclutamento della classe dirigente

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Il reclutamento della classe dirigente

Sarebbe in errore, a mio parere, e ingenuamente cadrebbe in una trappola apparentemente razionale chi credesse, nel confrontare due classi dirigenti, una formata in una delle molte Scuole di Alti Studi sparse nel mondo, l’altra selezionata da un portale online, di scorgere una differenza discriminante nella qualità dell’istruzione ricevuta ignorando al contempo la loro sostanziale similitudine. Perché se è indubbio che i ben formati abbiano formazione certificata e capacità presumibili, pare altresì indubbio che finire a far parte di una classe politica esautorata della possibilità di produrre politica, idee e dispositivi in un contesto governato per mezzo di decreti e cabine di regia (già da prima della presente Pandemia) ne renda inutile ogni potenzialità. Rendendo invece di somma importanza ciò che li rende sostanzialmente simili ai descamisados della politica selezionati sul portale. Ovvero la disposizione a ricevere delle direttive indiscutibili di provenienza ignota (perlomeno per l’osservatore da casa) e ancor più importante l’essere sradicati dal proprio contesto di appartenenza e la rinuncia a essere espressione e di conseguenza ricevere le istanze di qualsivoglia gruppo sociale. Fenomeni quello della de-democratizzazione delle istituzioni e dello sradicamento della classe dirigente che non ho certo la pretesa velleitaria di introdurre io, ma che sono già ampiamente discussi dagli anni 50 e che nel contesto attuale si manifestano solamente in modo più limpido incontrando le voci amplificate dal grande flusso di comunicazione, talvolta distorte artatamente, di alcune delle eminenze pensanti del nostro sciagurato presente.

La città sembra deserta

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La citta sembra deserta. C’è già stato il lockdown? È già stato dichiarato l’attacco alieno? Ma sapete cosa mi fa più terrore? La bipolarità, la dissonanza evidente dell’Occidente, di questa moltitudine di scemi che un giorno è Charlie e difende il diritto di essere offensivi, dissacranti, provocatori, di fare ironia insopportabile su morti, disgrazie, segmenti di umanità penalizzati, sul sentimento religioso, su qualunque cosa, ma il giorno dopo si spaventa per l’uso di alcune parole, vede sessismo, esclusione, razzismo ovunque, punta l’indice contro la facile ironia social di gente semplice e rozza, ma soprattutto ha paura delle parole. L’altrui paura delle parole mi spaventa. Più del Covid e della Peste Bubbonica.

Costituzionalisti esperti Vs Ceppiconi

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Avvincente il duello tra i Costituzionalisti Esperti e i Ceppiconi. Che mi provoca, senza nessuna analogia tra le categorie scomodate, lo stesso sgomento che provo davanti a quelli che criticano per ore i vestiti dei Vip in passerella o sui tappeti rossi e che io immagino, spesso so per certo, svaccati sul divano intunicati in un tutone unto di sugo pronto Star, intenti a biascicare in primavera inoltrata i moncherì avanzati di natale.

L’aperitivo finale

La sagra del Tortello

C’è più di un buon motivo per tuffarsi dentro un aperitivo finale senza futuro. Per il giovane edonista italiano basterebbe concentrarsi su un unico dato. Il fatto che la nostra emergenza è stata principalmente un’emergenza di scarsi mezzi e scarsa lungimiranza e che a metà emergenza non emergono segnali che testimonino che ci si voglia o possa dotare di mezzi suppletivi o strategie diversificate (eufemismo).

Ai vecchi e ai giovani non appartiene il futuro. Ai primi perché presto lasceranno il loro corpo terreno e ai secondi perché i soldi sono in mano ai primi e non c’è sicurezza che prima o poi transiteranno nelle loro tasche.

Dunque Aperitivo Finale.