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Inediti

LA DOMENICA NEL BUNKER

La domenica da solo dentro il bunker
a contare le gocce di sudore.
Fuori una pandemia di ottoni,
è il delirio di un vecchio dittatore.

Bande musicali, ricorrenze e fanfare,
santo portato in trionfo e concorsi musicali.
Passeggio furioso d’ombre ed animali,
guerre vinte, guerre perse e guerre da inventare.

Contro la fiera crudeltà d’un tempo svanito
riesumare il ricordo malfermo
di eventi quasi mai avvenuti,
la nostalgia dell’avvenire tradito.

Domenica da solo dentro il bunker.
Contati tutti i fiumi di sudore
puoi dire di aver visto bene in faccia
una quotidiana ed economica versione dell’orrore.

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© 2017
Simone Molinaroli
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Una minchiatella poetica che riassume la mia visione della pubblica opinione. Quella supposta e invocata ogni cinque minuti. Il dispositivo inesistente che ognuno, principalmente nella contesa politica e nello show business, cerca di intercettare e su cui ricalibra la propria offerta. Verso il basso, ché a nessuno venga in mente di sgarrare.

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LA PUBBLICA OPINIONE

La pubblica opinione è roba fatta con lo scarto.
Osceno mescolone di rutti e curegge,
Notizie riassunte che l’òmo media non legge,
Non fatica, non impegno, non un duro parto.

Eppure se ne parla senza freno
Come fosse la più degna delle cose
C’è dei pezzi bellissimi dentro
Avrebbe detto l’omino nella pubblicità
Quella coi cani negli anni ottanta…

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Erano altre elezioni. Credo quelle del 2006. Anzi: erano proprio quelle dall’aprile 2006. Altre le elezioni. Medesima l’infelicità. Nel confrontarsi con l’impotenza operativa e la distanza incolmabile tra il cittadino e ciò che in teoria dovrebbe essere l’esito politico della sua volontà di partecipare e del suo partecipare. A Milano dove mi trovavo in visita a un amico c’era la neve e sui tetti dei palazzi, nei manifesti sei per sei, giganteggiavano le gigantografie dei due candidati premier per le incombenti elezioni politiche di aprile. Ricordo nitidamente che cominciai a pensare a questa poesia aspettando il verde a un passaggio pedonale in viale Jenner alle ore 7 del mattino. Era freddo.

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IN TEMPI DI ELEZIONI

I. introduzione

In tempi di elezioni siamo tutti più infelici
Ricominciano a pensare anche quelli che hanno smesso,
anche quelli che il pensiero molto spesso lo hanno offeso
celati dietro il Quotidiano dentro il bar vicino a casa,
nelle scuole e nelle strade e ovunque sparsi
ricominciano anche quelli che non hanno mai pensato
che pensare fosse un bene, una possibilità.
La visione avuta in dono a pezzettini
senza le istruzioni e senza volontà.
In tempi di elezioni
sui tetti dei palazzi a venti metri da terra
tutti i timori trovano un volto
tutte le cazzate trovano un orecchio.
In tempi di Elezioni si fa scherzo la ragione
Disperata burla per essere all’altezza
del Suffragio Universale
fatto coi clic e la lingua di cartone.

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© Simone Molinaroli 2016
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IL BICCHIERE NELLA PIOGGIA
​Il bicchiere nella pioggia
racconta la destinazione, l’urto,
l’esilio di un Ospite Involontario.
L’appello sgradito che il corpo non teme
e la voce non diserta.
Dover andare.
La compiutezza di ogni intento,
l’approdo finale e il disarmo,
lo scioglimento dell’equipaggio e
senza tante storie
il termine di ogni doloroso equivoco.

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© Simone Molinaroli 2016
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