Ogni notte ha una via di fuga

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Ogni notte ha una via di fuga.
Un trauma duraturo e rievocabile,
un punto luminescente e solenne
in coda alla furia distruttrice
dell’Onest’Uomo incagliato
tra gli sgabelli, in un locale affondato.

(È stata l’allucinazione corporea della decima vodka.
Il battito cardiaco esuberante
che manovra la mano, il desiderio e il linguaggio
come l’Internato manovra la corriera
che ti strappa l’ombrello.
È stata la ginnastica di scimmie educate
che guardano la luna e pensano la chiave,
girano la chiave e pensano la luna
e poi si leccano come i cani
prima di correre, al primo suono delle sirene,
nel Rifugio Antiatomico)

Ogni notte è una via di fuga
dalla difesa inespugnabile
di bottiglie, visioni e bicchieri.
Una via scavata con Rabbia
tra i residui fumanti
di un lungo incendio di lemmi.

L’Oscuro Patrimonio

L’Oscuro Patrimonio (l’antefatto)

Viene il giorno e la sciarada rovina
La luce inchioda ai misfatti
chi porta L’Oscuro Patrimonio.

Cumuli d’ossa e spartizioni
Il fiuto balordo che distrusse
Scellerate generazioni.

Cumulo di colpe e compromessi
ereditate un giorno senza ragione
Senza richieste e senza spiegazione.

Cumulo d’imbarazzi e congestioni
Che i millenni non riescono a limare
Che la fuga pur veloce non distanzia

Tutto torna ed ha lo stesso sembiante
La parola cercata si dissolve
Come il sogno che credi ricordare

Ma d’essa non restano che scorie
Rifiuti, imbrogli e convinzioni
Che fanno ingorgo nel pensare.

Nell’armadio sprangato nulla entra
Tutto sembra esser sceso a patti
Ciò che conta era già successo prima.

(inedito dalla sezione “dieci resoconti” – in lavorazione, da una raccolta in lavorazione anch’essa)

Più si diventa precisi

Più si diventa precisi

Più si diventa precisi nel lavoro macchinico
Più ci s’incazza.
Più si diventa precisi nel lavoro macchinico
Più ci s’incazza.
Più si diventa precisi nel lavoro macchinico
Più ci s’incazza.
Più si diventa precisi nel lavoro macchinico
Più ci s’incazza.
Più si diventa precisi nel lavoro macchinico
Più ci s’incazza.
Più si diventa precisi nel lavoro macchinico
Più ci s’incazza.
Più si diventa precisi nel lavoro macchinico
Più ci s’incazza.
Più si diventa precisi nel lavoro macchinico
Più ci s’incazza.
Più si diventa precisi nel lavoro macchinico
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.
Più ci s’incazza.

(si può andare avanti all’infinito, fino a quando ci si stanca o, per l’appunto, fino a quando si finisce per incazzarsi)

tre inediti

Questi sono i tre inediti che ho inserito nell’antologia, ultima nata in casa Ass Cult Press, “Breve Antologia dal Fortòre”.

Sono tre testi nati tra il 2017 e il 2018, ancora senza una collocazione precisa.

SENZA ALCUNA VOLONTÀ

Senza alcuna volontà
Circoscritti in un silenzio minerale
Il frigorifero è una merda
La muffa si autoinveste, si autodichiara
Allegoria e assegno postdatato,
Danno collaterale e Stemma nobiliare.
C’è il sangue nelle strade
E l’addetto non si vede,
La paura tiene in tana
E il sangue sparso si sparge.
Chiamo l’assistenza ma
Transita la voce all’altro capo
Dall’imbarazzo all’arroganza ed io Immagino per lei una vita scialba
Dentro una divisa consunta
Mentre le poche giuste ragioni
Sono sgominate dal mare di quisquilie,
Rivendicazioni e moduli mal scritti
Una disfatta ben studiata
Non è un capolavoro nemmeno se riesce
Se al termine del cataclisma
Passa il camion aspiratore
Guidare nell’oscuro tremolio antelucano
Giorno di paga giorno di morte
Giorno che porta i Mali
Tra tutti il peggiore
Il compimento sempre uguale
Di un attesa mai diversa.
Passa un bicchiere poi ne passa un altro
L’allegria s’innesca.
La bottiglia è vuota e il vino ha preso il volo
Al suo posto la risonanza di una cosa cava
Assaporata molti anni prima
Poi una bottiglia nuova
Tutte le debolezze in mostra
Sono di nuovo le cinque
Daccapo sulla giostra.

NELL’ACQUE BASSE

Nell’acque basse non s’affoga
Ma nemmeno si può nuotare,
Darsi spinta, Riemergere o Tuffare.
Ed è lì che stanno i pescimòta,
I resti della piena e le zanzare.
Lo smettitore, i “lo sapevo” e i senzavita.
L’abuso edilizio smontato dalla pioggia.
Il sacchetto in mater-B e la bottiglia vuota.
Il sorriso dipinto da piazzista
che incontrato a fine giorno
C’inguaia nell’orrore, nella melma,
Nel sondaggio preventivo. nell’incrocio trafficato di pessime pensate.
Mani nel viso, vie di fatto.
O più diplomatica somministrazione
Di anestetico forte. Fortissimo.

L’AGGUATO

In agguato sulla soglia degli anni
specialisti in calcoli e ragionieri.
Tieni a mente, lo dicevo, e guarda bene
che son peggio dell’avere dei malanni.