Le condizioni minime dell’ottimismo (il mio, non quello di Monti)

Mario Monti non perde occasione per ricordare che è Presidente del Consiglio dei Ministri di un paese diverso da quello di cui è in realtà Premier.
Si dichiara ottimista.
Secondo me Mario non si guarda attorno. E vive realmente in un altro paese.

Vorrei dire un paio di cose a Mario.

Signor Mario Monti
apprendo dai mezzi di comunicazione che si è dichiarato ottimista. Mi dispiace dirle, mi dispiace perché mi piacerebbe intravedere realisticamente delle prospettive  per il futuro, che non potrei dire la stessa cosa. Il panorama che circonda me è abbastanza desolante e per quanto condivida, non ci crederà ma è vero, alcune delle sue analisi e delle sue provocazioni, ritengo che lei e i suoi collaboratori non stiate facendo né il giusto né il sufficiente per risolvere i problemi del paese.
Senza addentrarsi in complesse analisi socio-politiche, le elencherò alcune condizioni minime, legate a motivazioni personali, senza il rispetto delle quali non mi dichiarerò ottimista in merito alle prospettive della nostra Nazione.

Sarò ottimista quando la mia busta paga differirà sensibilmente da quella, in Lire, che prese mio padre nell’aprile 1993  e che conservo come una reliquia.

Quando la principale forza economica del paese non saranno più le mafie, la malavita, il malaffare, i parassiti, gli speculatori e i prestatori di denaro. Quando non saranno più questi gli interlocutori di chi cerca di agire nel mondo del lavoro e dell’intrapresa.

Quando sarà emanata una legge che dichiari illegale il definirsi Moderati.

Quando i Poeti smetteranno di autocatalogarsi in generazioni inesistenti per avere un posticino dove stare.

Mi rendo conto che in merito all’ultima  condizione lei non potrà molto, ma mi accontenterei di vedere dei progressi in relazione alle altre tre.

 
 

 

 

 

 

Su La Fine del Mondo vol. 4 & 5 | rockit.it e Impatto Sonoro

Altre due recensioni su “Siamo Nati Lontano”, l’ep d’esordio de La Fine del Mondo. Progetto di cui posso ragionevolmente vantarmi di essere paroliere e voce recitante.

nr. 4 su Rockit.it

[qui l’originale]

nr.5 su Impatto Sonoro

[qui l’originale]

da rockit.it

Tutto, oggi, ha il sapore della velocità. Consumare in fretta la propria giornata è un imperativo che nel 2012 ha assunto connotati da messa al bando dei tempi morti. Imploriamo di essere intrattenuti oltre ogni logica, forse per paura di rimanerci secchi davvero senza avere tra le mani uno schermo da tormentare. Così andiamo in giro ingobbiti sul nostro show privato, limitandoci a regalare sguardi incarogniti per un tram che ritarda o per un auto che rallenta. C’è tutta l’aggressività, insomma, tipica di una nazione che deve fronteggiare un default generazionale prima ancora che di bilancio.

In uno scenario del genere, da fine del mondo in stato avanzato, i membri de La Fine Del Mondo si mettono in gioco sulla breve distanza, perché oggi la gente ti dedica mezzo ascolto di mezzo brano e poi si dimentica di te. Con le quattro tracce di “Siamo Nati Lontano”, il gruppo se la cava piuttosto bene: le atmosfere sanno di blues sporcato da sigarette e introversione, con qualche variazione noise addomesticata nelle intemperanze ma non nello spirito. C’è qualcosa dei Morphine in questa band, specie in “Illuminazione Nr. 1”, che rimbalza su bassi rotondi e sulla tromba drammatica suonata da Herself, che ha co-prodotto l’ep.

Poi, certo, non si può tacere l’impatto che Emidio Clementi e i Massimo Volume esercitano su La Fine Del Mondo. In questo, il complesso deve lavorare per scrollarsi di dosso un confronto dal quale può uscirne sconfitto. I testi sono intriganti e senza dubbio scritti con stile, ma spesso girano intorno a immagini che danno l’impressione di non lasciare appigli empatici a chi ascolta. Come se si limitassero a descrivere un malessere ben confezionato ma, forse, mal comunicato all’esterno.

da Impatto Sonoro


EP di esordio per questo progetto musicale sicuramente interessante che mischia atmosfere rockjazzpop ad un spoken word recitativo e poetico. Siamo Nati Lontani è un concept fatto di constatazioni, viaggi deliranti in un mondo moderno e sguardi timidi verso il futuro. Rimaniamo in attesa di disco completo dove poter apprezzare maggiormente le sperimentazioni del gruppo e la loro evoluzione stilistica.

La foto del Disco è sempre quella coi predecessori illustri.

Su La Fine del Mondo Vol. 3 | Claudio Lancia di Onda Rock

Simone Molinaroli è un poeta, Alessio Chiappelli un chitarrista/compositore, Matteo Parlanti è un batterista, Simone Naviragni un bassista e Valentina Innocenti una danzatrice. Tutti insieme si fanno chiamare La Fine del Mondo ed hanno deciso di collaborare per contribuire all’incremento di percentuale di poesia nel mondo, raccontando la vertigine dell’esistenza degli ultimi uomini. “Siamo nati lontano” è il loro Ep d’esordio, uno spoken, un reading, un concerto rock, con tanto di chitarre fiammeggianti. Non c’è rimpianto in questi testi, solo constatazione, nessun chiostro di pietà, semmai un nuovo inizio all’alba della disfatta. Come giocolieri in equilibrio sull’abisso ci propongono una vertigine di rock, musica d’autore, pop umbratile ed avanguardie assortite. Quattro tracce con un’impostazione prossima al piglio degli Offlaga Disco Pax, ma con gli accenti spostati dall’elettronica al rock, roba che va di moda di questi tempi. Dal punto di vista musicale di carne al fuoco ce ne è in abbondanza: “Forse un giorno / Fissammo l’orizzonte” è dark wave, “Illuminazione Nr. 1” ha le chitarre dei pezzi slow dei Marlene Kuntz con inserti di fiato dal sapore ispanico, la title track ha languori post rock, con tanto di crescendo elettrico finale, “Tutti siamo morti” ha mostruosi spiragli light noise. Ogni volta che ascolto qualcosa del genere ripenso alla meravigliosa parabola degli inavvicinabili Massimo Volume, pertanto non vedo l’ora di avere fra le mani il primo album de La Fine del Mondo per vedere come andrà a finire questa storia. (Claudio Lancia 7/10)

Scrittori anche all’Ho Chi Minh

È cominciato al Circolo Arci  Ho Chi Minh – Porta al Borgo di Pistoia un ciclo di incontri dal nome variabile, che al momento chiameremo “Scrittori anche all’Ho Chi”, con alcuni autori italiani. In parte è opera mia. In parte.

Calendario provvisorio degli incontri:

domenica 26 febbraio

ALESSANDRO ANSUINI (c’è già stato, ma è uguale…)

domenica 4 marzo

TOMMASO PERISSI

che presenterà il suo libro “Il panorama di nessun luogo”
con intattenimento musicale a cura di Francesco Perissi (Qube) e la moderazione di Gianluca Ciuffardi (psicologo e scrittore)

domenica 11 marzo

FRANCESCA GENTI

domenica 18 marzo

CHRISTIAN SINICCO